
{"id":8185,"date":"2010-04-27T18:21:20","date_gmt":"2010-04-27T17:21:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=8185"},"modified":"2010-05-06T09:06:27","modified_gmt":"2010-05-06T08:06:27","slug":"il-diritto-del-lavoro-per-litalia-di-domani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=8185","title":{"rendered":"IL DIRITTO DEL LAVORO PER L&#8217;ITALIA DI DOMANI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">I GIOVANI, CHE OGGI L&#8217;ARTICOLO 18 NON LO VEDONO NEANCHE DI LONTANO, NON CHIEDONO L&#8217;INAMOVIBILITA&#8217;, MA UN LAVORO DECENTE E LA FINE DELL&#8217;ATTUALE <em>APARTHEID <\/em>A LORO DANNO. NON RENDE LORO UN BUON SERVIZIO CHI RIFIUTA ADDIRITTURA DI APRIRE IL DISCORSO SUL COME RIPROGETTARE E RISCRIVERE IL DIRITTO DEL LAVORO PER LE NUOVE GENERAZIONI<\/span><\/p>\n<p><em>Editoriale pubblicato su <\/em>Europa<em> il 27 aprile 2010, in risposta all&#8217;<\/em><a title=\"L.Mariucci su l'Unit\u00e0, 24.4.10\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=8181\" target=\"_blank\"><em>articolo di Luigi Mariucci su <\/em>l&#8217;Unit\u00e0<em> del 24 aprile<\/em><\/a>\u00a0<em>&#8211; Segue una risposta di Luigi Mariucci, pubblicata su <\/em>Europa <em>il 5 maggio 2010<\/em><\/p>\n<p><!--more--><em><\/em><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u201cIl diritto del lavoro che ci insegnate \u00e8 cosa che riguarda la vostra generazione, non la nostra\u201d, mi dicono i miei studenti. E hanno ragione: quel sistema di protezioni inderogabili, quel modello di rapporto stabile a tempo indeterminato di cui parla il manuale su cui li facciamo studiare ha pochissimo a che fare con quello che essi di fatto incontrano nel tessuto produttivo reale. Pu\u00f2 anche accadere che un giovane fortunato, dopo qualche anno di anticamera, venga \u201cstabilizzato\u201d; ma questo non \u00e8 \u201cdovuto\u201d: \u00e8 soltanto una, e non certo la pi\u00f9 probabile, delle cose che gli possono accadere nel nostro tessuto produttivo attuale, anche in una impresa \u201cnormale\u201d.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Va detto chiaro e tondo che di questa realt\u00e0 la legge Biagi del 2003 non ha alcuna responsabilit\u00e0: non c\u2019\u00e8 una sola forma di lavoro precario che non preesista a quella legge e che quella legge non abbia, semmai, regolato in maniera pi\u00f9 severa rispetto a prima. Questo, e non altro, \u00e8 accaduto per le collaborazioni continuative autonome (ora \u201clavoro a progetto\u201d), per i contratti di formazione e lavoro (ora apprendistato), per i contratti di lavoro \u201ca chiamata\u201d. Quanto all\u2019abuso della partita Iva, anch\u2019esso preesiste alla legge Biagi e non ne \u00e8 stato affatto facilitato: ha avuto soltanto impulso dalle forti restrizioni imposte da quella legge in materia di collaborazioni autonome. Lo <em>staff leasing<\/em>? Prevede un rapporto di lavoro stabile, con articolo 18. Se insistiamo a prendercela con la legge Biagi, continueremo a mancare clamorosamente il bersaglio e a non cavare un ragno dal buco.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 I progetti che sono stati presentati nell\u2019ultimo anno alla Camera e al Senato dai parlamentari del Pd (Ichino, Madia e Nerozzi-Bobba) rispondono a una rivendicazione che la Cgil ha fatto propria al congresso di Rimini di quattro anni fa: quella, cio\u00e8, di allargare il campo di applicazione del diritto del lavoro a tutta l\u2019area della dipendenza economica dall\u2019azienda, che \u00e8 assai pi\u00f9 ampia rispetto a quella del lavoro subordinato. Tutti e tre quei progetti di legge convergono su di una definizione precisa di questa nozione: deve intendersi come \u201ceconomicamente dipendente\u201d il lavoro personale prestato continuativamente per un\u2019unica azienda, quando il lavoratore ne trae complessivamente pi\u00f9 di due terzi del proprio reddito di lavoro complessivo, e il reddito stesso non supera i 40.000 euro annui (la soglia \u00e8 ridotta a 30.000 euro nel progetto Nerozzi-Bobba). Una definizione discutibile e perfettibile, certo, anche per raccogliere le giuste osservazioni in proposito di Tiziano Treu (<em>Europa<\/em>, 23 aprile); ma essa ha il pregio di ricomprendere tutte le posizioni di falso lavoro libero-professionale \u201ccon partita Iva\u201d, consentendone l\u2019individuazione diretta anche soltanto sulla base dei tabulati dell\u2019Inps o dell\u2019Erario, senza bisogno di sofisticate disquisizioni giuridiche.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 I tre progetti convergono anche su di un altro punto molto importante: la riforma non toccher\u00e0 alcuna posizione di lavoro stabile gi\u00e0 costituita, ma soltanto i rapporti di lavoro che nasceranno d\u2019ora in poi nell\u2019area allargata della \u201cdipendenza economica\u201d. E a questi \u2013 tutti \u2013 si applicher\u00e0 la tutela forte (articolo 18) contro le discriminazioni e contro il licenziamento disciplinare non giustificato. Altro che \u201caggiramento dell\u2019articolo 18\u201d! Questa tutela, mentre non viene tolta a nessuno che oggi ne goda, per i rapporti destinati a nascere da qui in avanti vede aumentare drasticamente l\u2019area di applicazione, fino a ricomprendere un\u2019intera nuova generazione che ne \u00e8 oggi esclusa. La divergenza fra i tre progetti riguarda soltanto il regime applicabile al licenziamento per motivi oggettivi, cio\u00e8 economici od organizzativi. Il progetto Nerozzi-Bobba prevede per i primi tre anni un indennizzo per il lavoratore licenziato, in misura peraltro doppia rispetto a quella normalmente vigente negli altri Paesi europei. Il mio progetto prevede invece l\u2019introduzione di un regime di flexsecurity ispirato al modello scandinavo. In entrambi i casi, dunque, anche per il licenziamento \u201ceconomico\u201d si offre alla nuova generazione una protezione che non teme confronti su scala internazionale.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Se le cose stanno cos\u00ec, che senso ha continuare \u2013 come fa anche Luigi Mariucci sull\u2019<em>Unit\u00e0<\/em> di sabato scorso \u2013 a rifiutare persino di aprire una discussione di merito su questi progetti, per il solo fatto che \u201ctoccano\u201d l\u2019articolo 18? I giovani, che oggi l\u2019articolo 18 non lo vedono neanche di lontano, non chiedono l\u2019inamovibilit\u00e0, ma un lavoro decente e la fine dell\u2019attuale apartheid a loro danno. Non rende loro un buon servizio chi rifiuta addirittura di aprire il discorso sul come riprogettare e riscrivere il diritto del lavoro per l\u2019Italia di domani.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><em>A differenza di quanto accade a Pietro Ichino i miei studenti di Venezia non mi dicono che il diritto classico del lavoro non li riguarda. Si stupiscono invece delle deturpazioni che il diritto del lavoro ha subito, nell\u2019ultimo decennio, e mi chiedono: \u00abMa perch\u00e9 oggi uno pu\u00f2 essere assunto con uno stage, un contratto a termine, una collaborazione senza alcun limite e senza nessuna garanzia di stabilit\u00e0?\u00bb<br \/>\nA queste domande rispondo che il mondo \u00e8 cambiato, che la globalizzazione senza regole ha spinto la competizione sul versante del dumping sociale, che in Italia si \u00e8 affermata una legislazione puramente ancillare verso le esigenze immediate del mercato e che andrebbe corretta. Cerco di farli pensare, non di illuderli con soluzioni miracolistiche.<br \/>\nCon Pietro Ichino dovremmo essere d\u2019accordo, intanto, su un punto: non si afferma la stabilit\u00e0 per decreto, tanto meno con una legge sul contratto unico, che poi unico non \u00e8. Aggiungo che non si favorisce la stabilizzazione dei rapporti di lavoro eliminando le tutele per chi oggi le ha, a partire da quella norma simbolo costituita dall\u2019articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Del resto descrivere il mercato del lavoro secondo una divisione verticale tra <\/em>insiders <em>e <\/em>outsiders <em>\u00e8 una caricatura.<br \/>\nI dualismi nel mercato del lavoro italiano sono molti: il principale resta quello nordsud, il drammatico differenziale tra tassi di occupazione, specialmente femminile e giovanile, e di incidenza del lavoro sommerso nelle diverse aree territoriali. A una situazione complessa non si risponde con soluzioni semplificate.<br \/>\nPerci\u00f2 preferisco pensare che il Pd dovrebbe tenere ben ferme alcune priorit\u00e0, adottando un sano metodo realistico.<br \/>\nLa prima consiste in una proposta precisa in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, in chiave universalistica, tale da superare, di fronte alla crisi, l\u2019attuale frammentato uso dei cosiddetti ammortizzatori sociali in deroga. La seconda consiste nel proporre misure di contrasto alla precariet\u00e0 fondate pi\u00f9 sugli incentivi che sugli obblighi: si potrebbero introdurre misure dirette ad assegnare una sorte di dote, in termini di crediti o bonus, ai lavoratori assunti con contratti precari a vario titolo da spendere poi in termini di incentivi fiscali e contributivi ai fini di una successiva assunzione a tempo indeterminato.<br \/>\n\u00c8 legittimo, nel frattempo, ragionare delle necessarie semplificazioni dell\u2019attuale caotica legislazione, lavorando a un nuovo codice del lavoro. Su questo le proposte di Ichino sono utili nel metodo, per quanto discutibili nel merito. Al momento le urgenze sono altre. La principale mi pare sia quella di dire una parola conclusiva sul modo in cui il Pd intende rappresentare il lavoro essendo \u201cfondato sul lavoro\u201d. Si tratta di rappresentare il lavoro \u201cin tutte le sue forme\u201d, compreso il lavoro dell\u2019impresa, degli artigiani, dei professionisti. Ma a partire da un nocciolo duro, costituito dai circa 13 milioni di lavoratori dipendenti a vario titolo. Se non si parte da l\u00ec non si va da nessuna parte. (Luigi Mariucci)<\/em><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoPlainText\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I GIOVANI, CHE OGGI L&#8217;ARTICOLO 18 NON LO VEDONO NEANCHE DI LONTANO, NON CHIEDONO L&#8217;INAMOVIBILITA&#8217;, MA UN LAVORO DECENTE E LA FINE DELL&#8217;ATTUALE APARTHEID A LORO DANNO. 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