
{"id":8651,"date":"2010-05-30T12:08:52","date_gmt":"2010-05-30T11:08:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=8651"},"modified":"2010-05-30T22:39:36","modified_gmt":"2010-05-30T21:39:36","slug":"luigi-mariucci-linganno-del-contratto-unico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=8651","title":{"rendered":"LUIGI MARIUCCI: L&#8217;INGANNO DEL &#8220;CONTRATTO UNICO&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">&#8220;PROMETTERE AI GIOVANI L&#8217;INTRODUZIONE DI UN &#8216;CONTRATTO UNICO&#8217; COME PANACEA DELLA PRECARIETA&#8217; E&#8217; UN INGANNO E UNA COLPEVOLE MISTIFICAZIONE&#8221;, DICE IL RESPONSABILE LAVORO PD DELL&#8217;EMILIA ROMAGNA &#8211; MA NON AFFRONTA LA QUESTIONE CRUCIALE: QUALE DIRITTO DEL LAVORO DAVVERO UNIVERSALE, UGUALE PER TUTTI, PROPONIAMO ALLA NUOVA GENERAZIONE?<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Luigi Mariucci<\/strong> pubblicato su <\/em>Europa<em> del 26 maggio 2010 &#8211;\u00a0 Segue una <strong>mia replica<\/strong><\/em><\/p>\n<p><!--more--><strong><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><\/strong>Promettere ai giovani e ai meno giovani l\u2019introduzione di un c.d. \u201ccontratto unico\u201d, come panacea della precariet\u00e0, che unico in realt\u00e0 non \u00e8 e non potr\u00e0 essere, \u00e8 un inganno e una colpevole mistificazione. Il diritto del lavoro \u00e8 sempre stato e sempre sar\u00e0 \u201cplurale\u201d. Sono sempre esistite le differenze tra grandi e piccole imprese, tra diversi settori produttivi e tra aree territoriali. Non si deve seminare l\u2019illusione di azzerare le differenze in una impossibile \u201cunicit\u00e0\u201d. Si tratta invece di convenire o meno sulla necessit\u00e0 di preservare l\u2019asse di fondo del diritto del lavoro italiano nella sua concreta evoluzione storica. Questo asse \u00e8 costituito dall\u2019intreccio tra Costituzione e Statuto dei diritti dei lavoratori, tra diritti del lavoro e diritti di cittadinanza. L\u2019art.18 dello Statuto \u00e8 la norma-simbolo di questo assetto: \u00e8 una norma in cui si realizza un principio fondamentale di civilt\u00e0 giuridica, quello per cui il licenziamento illegittimo non pu\u00f2 estinguere il rapporto di lavoro, non pu\u00f2 essere monetizzato.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Oggi vanno costruiti meccanismi efficaci di inclusione, di estensione dell\u2019area dei diritti verso quanti ne sono esclusi (i precari, le finte partite Iva, i dipendenti mascherati\u00a0 da collaboratori autonomi ecc.), spesso in nome di una strumentalizzazione delle esigenze oggettive di flessibilit\u00e0 dei processi produttivi. La misura in assoluto pi\u00f9 efficace consiste nell\u2019utilizzare meccanismi di incentivazione, rendendo conveniente, sul piano fiscale e contributivo, l\u2019assunzione a tempo indeterminato, come prevedono le direttive della Unione Europea.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019idea invece di livellare le tutele verso il basso, spacciata attraverso l\u2019ingannevole formula del contratto unico, \u00e8 una indebita concessione alle ideologie della destra, fatta fuori tempo e fuori fase, dato che da ogni parte, a fronte della crisi finanziaria che ha investito l\u2019economia globale, si invocano invece nuove regolazioni del mercato.\u00a0 E\u2019 una concessione a quella ideologia secondo cui lo Statuto dei lavoratori sarebbe un ferrovecchio, da sostituire con un c.d. Statuto dei lavori, fondato non pi\u00f9 sui diritti delle persone ma sulle esigenze del mercato,\u00a0 i contratti nazionali di lavoro andrebbero smantellati sostituendoli con le pi\u00f9 varie contrattazioni derogatorie, a livello territoriale e aziendale, i licenziamenti andrebbero liberalizzati per favorire nuova occupazione. Tutti stereotipi tipici di una consunta impostazione liberista, rivelatasi in questi anni fallimentare, e che si vorrebbe contrabbandare come principi di non si sa quale \u201cnuova sinistra\u201d. Sono sirene ingannevoli a cui una sinistra seria e autenticamente riformista deve saper resistere. Sono misure tardive di una americanizzazione controtempo e fuori fase, da respingere nel modo pi\u00f9 deciso, a cui contrapporre un\u2019altra piattaforma, come quella, largamente condivisa nel partito al di l\u00e0 degli schieramenti congressuali, che il gruppo di lavoro coordinato da Stefano Fassina proporr\u00e0 alla Assemblea nazionale del Partito Democratico.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><em>&#8220;Un inganno e una colpevole mistificazione&#8221;<br \/>\n&#8220;indebita concessione alle ideologie della destra, fatta fuori tempo e fuori fase&#8221;<br \/>\n&#8220;stereotipi tipici di una consunta impostazione liberista&#8221;<br \/>\n&#8220;misure tardive di una americanizzazione controtempo&#8221;<br \/>\nQueste non sono\u00a0 critiche, sono invettive. Vogliamo stare al merito della questione senza questi nervosismi, che non aiutano a capirsi?\u00a0Il mio progetto si propone di disegnare un diritto del lavoro per l&#8217;Italia del dopo crisi, per la nuova generazione, capace davvero di recuperare il carattere di universalit\u00e0 che dovrebbe essere proprio di qualsiasi ordinamento del lavoro in un Paese democratico, cio\u00e8 di\u00a0applicarsi davvero, in modo uguale,\u00a0a tutti i lavoratori in posizione di dipendenza economica dall&#8217;azienda per cui lavorano (carattere che il nostro diritto del lavoro attuale ha perduto del tutto).\u00a0A Luigi Mariucci &#8211; come a Cesare Damiano e a Stefano Fassina &#8211;\u00a0non piacciono le soluzioni proposte nel mio progetto, e neanche quelle proposte nel progetto Nerozzi. Bene: ne propongano delle altre. Ma che siano davvero universali, cio\u00e8 applicabili a tutti in modo uguale, in modo che non ci siano pi\u00f9 i protetti e i paria.\u00a0E&#8217; la questione che posi quattordici anni fa con il libro<\/em> <a title=\"Il lavoro e il mercato - Mondadori, 1996\" href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/libri\/view.asp?IDArticle=205\" target=\"_blank\"><span style=\"color: #6699cc;\"><em>Il lavoro e il mercato<\/em><\/span><\/a><em>: da allora la percentuale dei paria sul totale dei lavoratori dipendenti \u00e8 aumentata e la loro condizione \u00e8 mediamente peggiorata (per via dell&#8217;allargarsi del ricorso alla &#8220;partita Iva&#8221;). Forse \u00e8 ora che la affrontiamo sul serio questa questione.\u00a0Luigi Mariucci\u00a0non la affronta, perch\u00e9\u00a0teme che affrontarla comporti mettere in discussione\u00a0&#8220;l\u2019asse di fondo del diritto del lavoro italiano &#8230;\u00a0costituito dall\u2019intreccio tra Costituzione e Statuto dei diritti dei lavoratori&#8221; del quale &#8220;l\u2019art.18 dello Statuto \u00e8 la norma-simbolo &#8220;.\u00a0Fatto sta che\u00a0questo &#8220;asse di fondo&#8221;\u00a0\u00a0non\u00a0\u00e8 destinato ad applicarsi\u00a0ai milioni di lavoratori che oggi ne sono esclusi.\u00a0Per loro sono previsti soltanto &#8220;meccanismi di inclusione&#8221;, &#8220;meccanismi di incentivazione [che rendano] conveniente, sul piano fiscale e contributivo, l\u2019assunzione a tempo indeterminato&#8221;. Meccanismi.\u00a0Ma i paria del mercato del lavoro non vogliono &#8220;meccanismi&#8221;, vogliono parit\u00e0 di trattamento. Finch\u00e9 sar\u00e0 consentito assumere nella stessa azienda per uno stesso lavoro un lavoratore dipendente regolare e uno\u00a0&#8220;a progetto&#8221;,\u00a0o&#8221;con partita Iva&#8221;, continueranno a esserci un lavoratore di serie A che gode del diritto del lavoro, e uno di serie B o di serie C che ne gode soltanto in parte o per nulla. E non si dica che i paria dovrebbero far causa alle aziende per ottenere il riconoscimento del rapporto di lavoro regolare:\u00a0sappiamo bene perch\u00e9 \u00a0questo non avviene se non in pochissimi casi. N\u00e9\u00a0si\u00a0obietti che &#8220;basta mandare gli ispettori&#8221; per stanare le evasioni: di fronte a milioni di rapporti di lavoro sedicente autonomo, i duemila ispettori non basteranno mai, neanche se li raddoppiamo o li quadruplichiamo. Occorre una definizione, come quella delineata nel disegno di legge n. 1873\/2009 all&#8217;articolo 2094, e nel progetto Nerozzi, che consenta di individuare il &#8220;lavoro \u00a0dipendente&#8221; direttamente attraverso i tabulati dell&#8217;Inps e dell&#8217;Erario. E occorre, come \u00e8 ovvio, scrivere un diritto del lavoro &#8211; semplice, essenziale, incisivo &#8211; che sia davvero e realisticamente suscettibile di applicarsi d&#8217;ora in avanti <strong>davvero a tutti<\/strong> in questa area, senza togliere nulla ai vecchi lavoratori &#8220;di serie A&#8221; e\u00a0senza aumenti del costo complessivo per le aziende, n\u00e9 della rigidit\u00e0 complessiva del sistema.\u00a0Ripeto: un nuovo diritto del lavoro, non\u00a0 soltanto &#8220;meccanismi di incentivazione&#8221;.\u00a0\u00a0(p.i.)<\/em><\/p>\n<p><em><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;PROMETTERE AI GIOVANI L&#8217;INTRODUZIONE DI UN &#8216;CONTRATTO UNICO&#8217; COME PANACEA DELLA PRECARIETA&#8217; E&#8217; UN INGANNO E UNA COLPEVOLE MISTIFICAZIONE&#8221;, DICE IL RESPONSABILE LAVORO PD DELL&#8217;EMILIA ROMAGNA &#8211; MA NON AFFRONTA LA QUESTIONE CRUCIALE: QUALE DIRITTO DEL LAVORO DAVVERO UNIVERSALE, UGUALE PER TUTTI, PROPONIAMO ALLA NUOVA GENERAZIONE? 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