
{"id":9857,"date":"2010-08-31T22:53:14","date_gmt":"2010-08-31T21:53:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=9857"},"modified":"2010-08-31T22:53:51","modified_gmt":"2010-08-31T21:53:51","slug":"perche-non-siamo-un-paese-per-scienziati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=9857","title":{"rendered":"PERCHE&#8217; NON SIAMO UN PAESE PER SCIENZIATI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">I DATI SCONFORTANTI E LE CAUSE DELL&#8217;INETTITUDINE DEL NOSTRO PAESE DI TRATTENERE I RICERCATORI MIGLIORI E OFFRIRE LORO UN AMBIENTE ADATTO A VALORIZZARNE LE CAPACITA&#8217;\u00a0<\/span><\/p>\n<p><em>Editoriale <strong>di Irene Tinagli<\/strong> pubblicato su <\/em>la Stampa<em> del 30 agosto 2010<\/em><\/p>\n<p><!--more-->Gli italiani non sono solo un popolo di poeti e navigatori, ma anche di ottimi medici e scienziati. Non cera certamente bisogno di una nuova classifica per appurarlo, tuttavia la lista della <em>Virtual Italian Academy<\/em>, che valuta la <em>performance<\/em> in termini di pubblicazioni e di impatto accademico di 400 ricercatori italiani, ce lo conferma e ci costringe a ricordare nomi di nostri illustri connazionali che troppo spesso lasciamo in ombra. Nomi come quelli di Carlo Croce, Napoleone Ferrara, Giorgio Trinchieri, Alberto Mantovani e molti altri ancora. Uomini (e donne, come Silvia Franceschi, a capo del gruppo di biologia ed epidemiologia dell&#8217;Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro di Lione) che hanno dato e stanno dando contributi essenziali alla lotta contro malattie come il cancro, l&#8217;Hiv, la leucemia, l&#8217;epatite e molte altre che affliggono il genere umano.<br \/>\nLa classifica per ci offre anche altri spunti di riflessione. La prima cosa su cui ragionare \u00e8 la constatazione che una grande fetta di questi nomi eccellenti non stanno conducendo la loro ricerca in Italia ma all&#8217;estero.<br \/>\nTra i migliori 20 solo 7 lavorano in Italia, gli altri 13, ovvero il 65%, sono tutti fuori. Allargando la lista ai <em>top 50<\/em> le cose non migliorano molto: quasi il 60% dei migliori 50 \u00e8 all&#8217;estero. Le proporzioni si invertono se andiamo a vedere la parte bassa della classifica: tra gli ultimi 100 il 74% \u00e8 in Italia. Questo non significa solo che gli altri Paesi ci rubano tutti quelli pi\u00f9 bravi, perch\u00e9 in realt\u00e0 molti di quelli che sono all&#8217;estero vi si sono trasferiti assai prima di diventare famosi (Carlo Croce \u00e8 in Usa da circa trentanni, Napoleone Ferrara dai tempi del suo postdottorato alla Ucla, e potremmo fare altri esempi analoghi), ma significa che chi \u00e8 andato allestero, pur avendo gi\u00e0 una marcia in pi\u00f9, ha trovato le condizioni giuste per poter sfruttare questa marcia e correre pi\u00f9 veloce verso la meta.<br \/>\n\u00c8 anche per questo che se andiamo a vedere lindice H, ovvero lindice di performance utilizzato per stilare la classifica, e ne calcoliamo la media per tutti i ricercatori che sono in Italia confrontandola poi con la media di coloro che sono allestero, ci accorgiamo che i ricercatori che lavorano in Italia hanno una performance media molto pi\u00f9 bassa di quelli allestero. Lindice di performance medio per i ricercatori che lavorano in Francia \u00e8 di 57.4, per quelli in Usa \u00e8 56.3, per quelli in Svizzera 51.8, per quelli in Italia \u00e8 44.9. Si tratta chiaramente di numeri da prendere con estrema cautela, perch\u00e9 includono ricercatori attivi in settori anche molto diversi e quindi non sempre confrontabili, ma a livello meramente indicativo danno quantomeno dei segnali. Il segnale chiave \u00e8 che allestero la produttivit\u00e0 scientifica, che non dipende mai esclusivamente dallindividuo ma dal contesto in cui si forma e opera, \u00e8 assai pi\u00f9 elevata che da noi.<br \/>\nUn&#8217;altra cosa importante da tenere in considerazione \u00e8 che i nostri ricercatori all&#8217;estero non solo hanno avuto le condizioni per crescere e affermarsi, ma anche quelle per formare le nuove generazioni di scienziati del Paese in cui operano. Infatti la maggior parte di loro sono ormai da molti anni direttori di grandi centri di ricerca che hanno a disposizione centinaia di giovani e centinaia di milioni di dollari per fare ricerca, assumere e far crescere nuovi ricercatori. Un sistema cos\u00ec oliato non solo garantisce allindividuo bravo lopportunit\u00e0 di lavorare bene e di emergere, ma d\u00e0 a tutto il sistema di ricerca nazionale una continuit\u00e0 fondamentale per contribuire al benessere e alla crescita del Paese. La possibilit\u00e0 di avere risorse assegnate sulla base delle capacit\u00e0 e dei risultati, nonch\u00e9 quella di poter assumere e coordinare team di ricerca capaci, affiatati e operativi con una certa continuit\u00e0 sono condizioni essenziali per la produttivit\u00e0 della ricerca scientifica. Purtroppo in Italia queste condizioni sono mancate per troppo tempo e solo in parte riusciranno a essere generate dalla recente riforma delle Universit\u00e0 (sempre che i numerosi aspetti su distribuzione di fondi e incentivi lasciati a provvedimenti successivi del governo vengano poi attuati). Senza contare che le condizioni per una buona ricerca non stanno solo nel sistema di funzionamento dell&#8217;Universit\u00e0. In Italia non se ne parla mai, ma per fare ricerca non servono solo assunzioni o laboratori. \u00c8 altrettanto importante, per esempio, poter avere o raccogliere dati, informazioni, statistiche, condurre esperimenti, studiare casi. E questa disponibilit\u00e0 dipende dall&#8217;organizzazione e dal funzionamento di mille altri enti e istituti: dall&#8217;organizzazione di Asl e ospedali fino all&#8217;Istat e alla Banca d&#8217;Italia.<br \/>\nIn alcuni settori tali condizioni sono anche migliori in Italia che in altri Paesi (per esempio in alcuni ambiti medici, dove non a caso abbiamo eccellenze significative), mentre in altri settori (per esempio in alcune scienze sociali come sociologia, alcuni rami di economia e public policy), i dati disponibili sono spesso lontani dalla quantit\u00e0 e soprattutto qualit\u00e0 di quelli disponibili in altri Paesi. In Italia si fanno tanti sondaggi dopinione, ma i dati statistici che servono per la ricerca accademica fanno fatica a essere raccolti e resi pubblici in modo sistematico, costante e capillare. Manca una cultura che veda in queste attivit\u00e0 una forma di investimento per la conoscenza e la crescita del Paese. Basta pensare che a maggio 2010 lIstat non aveva ancora ricevuto i fondi per la realizzazione del censimento 2011.<br \/>\nInsomma, le eccellenze non sono e non possono essere punte di iceberg che ogni tanto ci sorprendono e ci fanno compiacere della nostra bravura. Sono fenomeni che vanno saputi coltivare e portare avanti con costanza, consapevolezza, lungimiranza, dentro e fuori le universit\u00e0. Implicano uno sforzo collettivo, economico e culturale. LItalia dovrebbe cercare di lavorare di pi\u00f9 sulle condizioni affinch\u00e9 chi resta in patria possa essere produttivo al pari dei propri colleghi allestero, e affinch\u00e9 possa realizzare questi obiettivi sentendosi non un eroe donchisciottesco e solitario, ma un normale scienziato che fa il proprio lavoro in un sistema motivante e funzionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I DATI SCONFORTANTI E LE CAUSE DELL&#8217;INETTITUDINE DEL NOSTRO PAESE DI TRATTENERE I RICERCATORI MIGLIORI E OFFRIRE LORO UN AMBIENTE ADATTO A VALORIZZARNE LE CAPACITA&#8217;\u00a0 Editoriale di Irene Tinagli pubblicato su la Stampa del 30 agosto 2010<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[27],"tags":[],"class_list":["post-9857","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-scuola"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9857","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9857"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9857\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9857"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9857"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9857"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}