
{"id":9868,"date":"2010-09-02T16:38:27","date_gmt":"2010-09-02T15:38:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=9868"},"modified":"2010-09-02T16:42:59","modified_gmt":"2010-09-02T15:42:59","slug":"accordi-separati-ok-purche-siano-chiari-i-requisiti-per-la-loro-efficacia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=9868","title":{"rendered":"ACCORDI SEPARATI OK, PURCHE&#8217; SIANO CHIARI I REQUISITI PER LA LORO EFFICACIA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL DIRITTO SINDACALE ANCOR OGGI IN VIGORE E&#8217; NATO NELL&#8217;EPOCA IN CUI CGIL CISL E UIL STIPULAVANO SEMPRE INSIEME I CONTRATTI COLLETTIVI NAZIONALI E AZIENDALI; VENUTA MENO QUESTA UNITA&#8217; DI AZIONE E&#8217; INDISPENSABILE UNA NUOVA DISCIPLINA GIURIDICA, QUALE QUELLA CONTENUTA NEL D.D.L. N. 1872\/2009, CHE STABILISCA CONDIZIONI E REQUISITI PER L&#8217;EFFICACIA <em>ERGA OMNES<\/em> DEI CONTRATTI COLLETTIVI<\/span><\/p>\n<p><em>Editoriale <strong>di Innocenzo Cipolletta<\/strong>, gi\u00e0 Direttore generale di Confindustria e poi Amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, pubblicato sul <\/em>Sole 24 Ore<em> del 2 settembre 2010<\/em><\/p>\n<p><!-- end text-tools --><\/p>\n<div class=\"grid-6 top body\">\n<p><!--more-->Tra le vittime della vicenda Fiat di Pomigliano c&#8217;\u00e8 sicuramente il ricorso ad accordi sindacali separati, che nel corso degli ultimi dieci anni ha caratterizzato le relazioni industriali italiane. Senza un sistema di regole sulla rappresentanza, gli accordi sindacali separati finiscono per essere non gestibili o non applicabili.<br \/>\nSe l&#8217;accordo non coinvolge tutte le parti, \u00e8 necessario disporre di un sistema di regole che verifichi le rappresentanze, determini chi abbia diritto a negoziare e definisca le modalit\u00e0 di approvazione e di applicazione dei contenuti del negoziato verso tutti i lavoratori.<br \/>\nInvece, fino ad oggi, l&#8217;applicazione degli accordi sindacali \u00e8 rimasta alla prassi che si era consolidata quando non c&#8217;erano accordi separati.<br \/>\nNe pu\u00f2 essere considerato un precursore l&#8217;unico accordo separato che venne effettivamente applicato nel passato, quello sulla predeterminazione della scala mobile nel 1984. Infatti quello fu un accordo tra governo da una parte e Confindustria, Cisl e Uil dall&#8217;altra, con l&#8217;esclusione della Cgil. La particolarit\u00e0 di quell&#8217;accordo era che il governo aveva la capacit\u00e0 di emanare una legge per ratificarlo e renderlo applicabile a tutti. Per questo venne tentato un referendum abrogativo nel 1985, dove vinsero i no e sancirono definitivamente la validit\u00e0 dell&#8217;accordo.<br \/>\nMa le parti sociali non hanno capacit\u00e0 legislativa. Fiat, Confindustria, Cisl o Uil non possono fare una legge per dare validit\u00e0 erga omnes ai loro accordi. Possono tentare di applicare gli accordi separati, ma devono accettare il rischio di contestazioni. Se non ci sono regole chiare per l&#8217;applicazione dei contratti, gli accordi vanno ricercati con tutte le sigle sindacali che hanno un peso rilevante nelle aziende. \u00c8 questa la sola garanzia che poi essi possano essere applicati.<br \/>\nCome ha ricordato Franco Debenedetti su questo giornale (il 24 agosto), <a title=\"Articolo di F. Debenedetti sul Sole 24 Ore, 24.8.10\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=9815\" target=\"_blank\"><em><span style=\"color: #6699cc;\">La tregua necessaria per la crescita<\/span><\/em><\/a>, occorre definire regole per le deroghe ai contratti nazionali e per l&#8217;applicazione delle clausole di tregua al fine di rendere applicabile l&#8217;accordo di Pomigliano. In assenza di queste norme \u00e8 bene ricercare un accordo con tutte le sigle sindacali, come \u00e8 sperabile che avvenga presto, a interesse del paese e dei lavoratori coinvolti.\u00a6lt;br \/&gt; La positiva risposta dell&#8217;amministratore delegato della Fiat e del segretario della Cgil alla sollecitazione del presidente Napolitano a riprendere il dialogo rappresenta forse l&#8217;ultima speranza che questa vicenda si chiuda positivamente, senza nessuno che si senta sconfitto.<br \/>\nNel passato, ossia negli ultimi decenni del secolo ormai trascorso, la pratica della ricerca di un accordo con tutte le principali sigle sindacali era la norma. Essa poteva essere lunga e defatigante, ma alla fine portava a risultati positivi. \u00c8 con essa che \u00e8 stata eliminata la scala mobile nel 1993, ci\u00f2 che ha definitivamente portato nel futuro le relazioni industriali italiane.<br \/>\nOccorre sottolineare che la ricerca di un accordo con tutte le parti non dava a nessuna di esse il diritto di veto, come banalmente qualcuno ha affermato. Al contrario, poich\u00e9 si trattava di decidere su questioni rilevanti per i soggetti coinvolti (lavoratori e imprese), le parti erano caricate della responsabilit\u00e0 di non trascinare i negoziati oltre certi limiti.<br \/>\nAnche le parti pi\u00f9 estremiste alla fine cedevano, magari scaricando sugli alleati pi\u00f9 malleabili la responsabilit\u00e0 di aver dovuto &#8220;mollare&#8221; su specifici temi. Ma questa \u00e8, da sempre, la logica dei negoziati, dove c&#8217;\u00e8 chi \u00e8 pi\u00f9 pronto a chiudere e chi non vorrebbe terminare mai.<br \/>\nAver dato luogo alla pratica degli accordi separati ha tolto ai pi\u00f9 litigiosi la responsabilit\u00e0 di bloccare una trattativa che riguarda pi\u00f9 persone. Questo ha finito per esaltare la loro capacit\u00e0 di resistenza, certi che comunque non impediranno un accordo che comunque verr\u00e0 fatto senza di loro. Cos\u00ec gli accordi si firmano pi\u00f9 rapidamente &#8220;solo con chi ci sta&#8221;, ma il risultato \u00e8 quello di aver creato incertezza e distrutto le basi per futuri accordi.<br \/>\nIn queste condizioni, le strade sono due. O si torna a negoziare con tutti, oppure si stabiliscono norme precise per valutare il peso specifico delle rappresentanze sindacali e procedure certe per l&#8217;applicazione degli accordi negoziati con una parte dei lavoratori rappresentati.<br \/>\nIn parlamento gi\u00e0 ci sono progetti di legge pronti per essere discussi e approvati. Ultimi quelli del senatore Pietro Ichino che ha proposto un testo organico per una semplificazione del diritto al lavoro (<a title=\"D.d.l. n. 1872\/2009\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4987\" target=\"_blank\">Dl n. 1.872 del novembre 2009<\/a>) e norme specifiche per consentire una deroga ai contratti nazionali e l&#8217;applicazione della clausola di tregua anche ai lavoratori come singoli, in assenza di un accordo tra le parti che regoli il tutto (aprile 2010).<br \/>\nQueste norme potrebbero essere approvate in tempi brevi, se le parti interessate facessero sentire la loro voce. Ci\u00f2 che \u00e8 strano in questa vicenda \u00e8 che le parti che pi\u00f9 hanno fatto ricorso ad accordi separati in questi anni non siano affatto quelle pi\u00f9 attive per far approvare queste norme sulla rappresentanza. E questo getta una strana luce sulla possibilit\u00e0 di perseguire anche in futuro accordi separati.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL DIRITTO SINDACALE ANCOR OGGI IN VIGORE E&#8217; NATO NELL&#8217;EPOCA IN CUI CGIL CISL E UIL STIPULAVANO SEMPRE INSIEME I CONTRATTI COLLETTIVI NAZIONALI E AZIENDALI; VENUTA MENO QUESTA UNITA&#8217; DI AZIONE E&#8217; INDISPENSABILE UNA NUOVA DISCIPLINA GIURIDICA, QUALE QUELLA CONTENUTA NEL D.D.L. 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