
{"id":9908,"date":"2010-09-03T15:38:22","date_gmt":"2010-09-03T14:38:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=9908"},"modified":"2010-09-03T15:54:44","modified_gmt":"2010-09-03T14:54:44","slug":"quale-futuro-per-il-contratto-collettivo-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=9908","title":{"rendered":"QUALE FUTURO PER IL CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">COME LA VICENDA FIAT STA CAMBIANDO LE RELAZIONI INDUSTRIALI IN ITALIA, NONOSTANTE LE INERZIE DELLA CGIL E DEL GOVERNO<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista a cura di Ulisse Spinnato Vega, pubblicata su <\/em><a title=\"Polisblog.it\" href=\"http:\/\/www.polisblog.it\" target=\"_blank\">polisblog.it<\/a> <em>il 3 settembre 2010<\/em><\/p>\n<p><!--more-->Il processo riformatore della contrattazione e delle relazioni industriali non si avvia in modo ordinato e organico? Ci ha pensato l\u2019ad Fiat Sergio Marchionne a \u2019strattonare\u2019 il sistema, a forzare la mano. Dapprima con la <em>newco<\/em> per Pomigliano e poi minacciando l\u2019uscita da Federmeccanica per affrancarsi dal giogo del contratto nazionale e per dare vita a un contratto dell\u2019auto ad hoc.<br \/>\nA quel punto \u00e8 partita la mediazione di Confindustria. Il presidente Emma Marcegaglia vuole infatti salvare capra e cavoli, per cui adesso si discute di deroghe allo stesso contratto nazionale in favore di aziende che compiono grossi investimenti con ambiziosi obiettivi di mercato e produttivit\u00e0.<br \/>\nMarted\u00ec si riunisce il direttivo di Federmeccanica per valutare la situazione. Il 15 settembre, invece, l\u2019organizzazione datoriale aprir\u00e0 il tavolo con i sindacati di categoria che sottoscrissero la riforma della contrattazione nel gennaio 2009. Mancheranno, dunque, i \u2018duri\u2019 della Fiom che hanno gi\u00e0 parlato di appuntamento pensato per \u201ccancellare il contratto nazionale\u201d. Il celebre giuslavorista e senatore del Pd, Pietro Ichino, ha da sempre idee molto chiare su come modificare il funzionamento della cinghia di trasmissione lavoratore-rappresentanza sindacale-propriet\u00e0. E in un\u2019intervista a Polisblog.it dice: \u201c<em>Il contratto nazionale va applicato dove manca quello aziendale<\/em>\u201d.<br \/>\n<strong>Professor Ichino, prima il caso di Pomigliano, ora esplode la vicenda Indesit. L\u2019esempio considerato all\u2019inizio eccezionale non sar\u00e0 dunque tale. E imporr\u00e0 una rivoluzione nel processo della contrattazione e nelle relazioni industriali. Cosa sta accadendo?<\/strong><br \/>\n\u201c<em>Quello che sta accadendo a Pomigliano e alla Indesit \u00e8 descritto in modo preciso nel libro \u2018A che cosa serve il sindacato\u2019, che ho pubblicato nel 2005. Entrambe le vicende mettono in luce un grave difetto del nostro sistema di relazioni industriali: manca il criterio di verifica della rappresentativit\u00e0 effettiva dei sindacati, manca la regola che stabilisca condizioni e requisiti per la validit\u00e0 della deroga al contratto nazionale negoziata al livello aziendale, manca una disciplina della clausola di tregua coerente con gli standard della maggior parte dei Paesi occidentali industrializzati<\/em>\u201d.<br \/>\n<strong>Il principio delle deroghe di cui tanto si parla non contrasta con la flessibilit\u00e0 legata alla contrattazione di secondo livello, flessibilit\u00e0 rafforzata dall\u2019accordo del 2009? Non basterebbe quest\u2019ultima?<\/strong><br \/>\n\u201c<em>Nonostante il modo in cui esso \u00e8 stato presentato dai suoi protagonisti e dai suoi antagonisti, in perfetta sintonia tra loro, l\u2019accordo del gennaio 2009 risponde ancora a un modello di contrattazione molto centralizzato. Tanto \u00e8 vero che alla prima occasione di qualche importanza \u2013 quella di Pomigliano \u2013 esso si \u00e8 rivelato inadeguato rispetto alla necessit\u00e0 di un piano industriale innovativo<\/em>\u201d.<br \/>\n<strong>Vede favorevolmente l\u2019addio al contratto nazionale? Oppure basta rafforzare la contrattazione decentrata? E laddove la contrattazione decentrata non \u00e8 applicabile, che si fa?<\/strong><br \/>\n\u201c<em>La mia tesi \u00e8 che il contratto collettivo nazionale deve porre la disciplina \u2018di default\u2019, cio\u00e8 quella che si deve applicare in tutti i casi in cui manchi un contratto aziendale stipulato da una coalizione sindacale sufficientemente rappresentativa. Altrimenti, si applica il contratto aziendale. Questo consentirebbe uno spostamento del baricentro del sistema delle relazioni industriali verso i luoghi di lavoro, senza per\u00f2 lasciare prive di una disciplina contrattuale le aziende dove la contrattazione collettiva non arriva<\/em>\u201d.<br \/>\n<strong>La Fiom non sembra contraria in modo pregiudiziale a turni pi\u00f9 flessibili, pause ridotte e a un aumento degli straordinari decisi unilateralmente. Per\u00f2, un\u2019organizzazione del lavoro pi\u00f9 efficace deve passare per forza dalla revisione del diritto costituzionale (e individuale) di sciopero? <\/strong><br \/>\n\u201c<em>La Fiom \u00e8 contraria alla deroga al contratto nazionale contenuta nell\u2019accordo di Pomigliano per quel che riguarda le punte anomale di assenza per malattia. A mio parere sbaglia, perch\u00e9 la disposizione contenuta nell\u2019accordo \u00e8 molto ragionevole e non contrasta con alcune norma legislativa. L\u2019altro punto di grave dissenso riguarda la clausola di tregua: la Fiom ritiene che essa non possa vincolare il singolo lavoratore a cui il contratto che la contiene si applica. Questa tesi, che prevale tra i giuslavoristi italiani ed \u00e8 funzionale a un sistema di relazioni industriali che consente la conflittualit\u00e0 permanente, non ha fondamento in alcuna legge e neppure nella Costituzione. In quasi tutti gli altri Paesi europei maggiori la clausola di tregua vincola anche i lavoratori a cui il contratto si applica. A me sembra che anche l\u2019Italia farebbe bene ad allinearsi a questo standard: anche nell\u2019interesse dello stesso sindacato, il quale ha bisogno di una moneta di scambio credibile al tavolo delle trattative<\/em>\u201d.<br \/>\n<strong>Come si recupera la produttivit\u00e0 del Paese? Non si sta dando troppo peso, nel dibattito attuale, all\u2019organizzazione del lavoro e al rapporto col sindacato rispetto a temi tipo infrastrutture, burocrazia, ricerca, innovazione e qualit\u00e0 dei prodotti (per esempio le auto) da proporre al mercato? Per intenderci, le vendite Fiat crollano ancora, ma forse non per colpa delle turbolenze con i lavoratori.<\/strong><br \/>\n\u201c<em>Non c\u2019\u00e8 dubbio che a determinare la pessima performance italiana in materia di produttivit\u00e0 e di capacit\u00e0 di attrarre gli investimenti stranieri contribuiscano anche altre cause: soprattutto i gravi difetti di funzionamento delle nostre amministrazioni pubbliche e delle nostre infrastrutture. Ma vi contribuiscono anche un diritto del lavoro ipertrofico, complicatissimo, illeggibile per gli stessi specialisti italiani, e un sistema di relazioni industriali inconcludente, che attribuisce di fatto alle formazioni sindacali minoritarie un potere di veto sui piani industriali innovativi<\/em>\u201d.<br \/>\n<strong>Cesare Romiti, l\u2019altro giorno, invitava Marchionne a star calmo, visto che Melfi \u00e8 una fabbrica tranquilla, \u201cnulla a che vedere con la Mirafiori degli anni \u201870\u2033, diceva. E soprattutto smontava l\u2019assunto molto in voga secondo cui ci vuole un \u201cpatto tra produttori\u201d, l\u2019identit\u00e0 di interessi tra capitale e lavoro. Anzi, rispolverava il vecchio principio del naturale conflitto tra parti che sembra ormai in soffitta.<\/strong><br \/>\n\u201c<em>A me sembra che tra imprenditore e lavoratori ci sia una comunanza di interessi circa la massimizzazione della produzione e del reddito dell\u2019impresa. Ci sia invece un conflitto di interessi \u2013 peraltro suscettibile di agevole composizione, in condizioni di normale trasparenza e affidabilit\u00e0 reciproca delle parti &#8211; circa la distribuzione dei frutti prodotti. Mi sembra molto sbagliato negare sia la prima, sia il secondo<\/em>\u201d.<br \/>\n<strong>Come coinvolgere i lavoratori negli interessi dell\u2019impresa. Azionariato? Partecipazione ai consigli di sorveglianza?<\/strong><br \/>\n\u201c<em>Non c\u2019\u00e8 un modello unico: nel disegno di legge che ho elaborato su incarico della Commissione Lavoro del Senato nel 2009 se ne indicano nove diversi. Nessuno di questi pu\u00f2 essere imposto, e neppure proposto come modello dominante: in ciascuna impresa devono essere le parti a decidere se e quale modello attivare, con un apposito contratto collettivo istitutivo. Ci\u00f2 che occorre, invece, \u00e8 promuovere il confronto e la competizione tra i modelli diversi<\/em>\u201d.<br \/>\n<strong>A suo modo di vedere, come si \u00e8 mosso il governo? Ha una giusta politica industriale? E soprattutto: fenomeni industriali globali possono essere governati da un singolo esecutivo nazionale?<\/strong><br \/>\n\u201c<em>Su questo terreno il nostro Governo attuale non si \u00e8 mosso proprio: il ministro Sacconi ha scelto di non intervenire per promuovere lo sviluppo e confronto tra modelli diversi di partecipazione nelle imprese, e di non intervenire neppure per risolvere in via sussidiaria e provvisoria con una legge semplice e snella le due grandi lacune del sistema delle relazioni industriali di cui abbiamo parlato prima. Per ora il bilancio delle politiche del lavoro in questa legislatura mi sembra davvero modestissimo. Quanto alla politica industriale, l\u00ec da mesi manca addirittura lo stesso titolare del dicastero<\/em>\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COME LA VICENDA FIAT STA CAMBIANDO LE RELAZIONI INDUSTRIALI IN ITALIA, NONOSTANTE LE INERZIE DELLA CGIL E DEL GOVERNO Intervista a cura di Ulisse Spinnato Vega, pubblicata su polisblog.it il 3 settembre 2010<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,11],"tags":[],"class_list":["post-9908","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview","category-23-sindacato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9908","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9908"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9908\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9908"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9908"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9908"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}