Due volontà di sterminio reciproco si sono alimentate e sostenute a vicenda; ma ora è su Israele che grava la responsabilità maggiore dell’uscita dalla barbarie
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Editoriale telegrafico per la Nwsl n. 610, 26 ottobre 2026 – In argomento v. anche, su questo sito, il mio intervento del 1° ottobre 2025 a un convegno su questo tema promosso a Milano da Magistratura Democratica e Area Democratica per la Giustizia, Gaza, il diritto internazionale contro la logica dello sterminio reciproco [1]
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Può l’attacco compiuto il 7 ottobre 2023 da Hamas, con il massacro di 1.200 persone e il rapimento di centinaia di altre, consentire di escludere che la successiva uccisione da parte dell’esercito israeliano di 75.000 palestinesi e la distruzione di ogni infrastruttura vitale nella Striscia di Gaza siano qualificate in termini di “genocidio”? Lasciamo che della questione, di rilievo giuridico e non soltanto terminologico, discutano i filosofi e gli esperti di diritto internazionale. Per valutare sul piano politico e morale ciò che sta accadendo in Palestina a me basta constatare che tanto la maggioranza dei palestinesi di Gaza che sostiene Hamas, quanto la maggioranza degli israeliani che sostiene il Governo Netaniahu, si propongono l’annientamento del popolo vicino. Con la sola differenza che Israele ha la forza materiale per realizzarlo; Hamas no.
Mi correggo: non è questa la sola differenza. L’altra è che Hamas non ha mai fatto propri i principi su cui si fonda l’ONU e in particolare i Patti di New York del 1966 sui diritti fondamentali di ogni essere umano; mentre lo Stato di Israele trae la propria origine stessa da quell’ordinamento sovranazionale, ha fatto propri i Patti di New York del 1966, ha un ordinamento interno democratico, quindi ha potuto essere considerato nel novero degli Stati liberal-democratici vincolati al diritto internazionale (si spera che possa tornare a esserlo nel prossimo futuro) e aspira a una partnership con l’UE.
Differenza non da poco, questa, ai fini del giudizio su quanto è accaduto e sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania. Che lo si possa qualificare come “genocidio” o no, quello che lì Israele sta facendo è incompatibile con l’ordinamento internazionale e con i diritti fondamentali di ogni essere umano: ordinamento e diritti il cui rispetto da parte di Israele – a differenza che da Hamas – possiamo, vogliamo e dobbiamo attenderci. Per questo motivo la deliberata e sistematica violazione di quei principi da parte di Israele deve essere giudicata su un piano diverso, che comporta una responsabilità ai nostri occhi maggiore, rispetto a quello su cui vanno giudicate e severamente condannate le gesta orribili dei tagliagole di Hamas.
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