I MOLTI SIGNIFICATI DELLA VITTORIA DI MAGYAR IN UNGHERIA
Come già nel 2016 nel voto in UK per la Brexit, poi nelle elezioni presidenziali francesi del 2017 e del 2022 e nelle elezioni politiche dell’anno scorso in Germania, anche nel voto di ieri in Ungheria il discrimine fondamentale non è stato tra destra e sinistra, ma tra europeisti e sovranisti [1]. Una campagna elettorale in cui questo spartiacque è stato particolarmente esplicito ed è stata particolarmente evidente la posta in gioco non solo per gli ungheresi ma per l’UE intera – ovvero l’accelerazione o il congelamento del cammino verso gli Stati Uniti d’Europa – ha portato a un tasso di partecipazione al voto altissimo: quasi quattro quinti degli elettori. Quanto è accaduto ieri nel Paese danubiano conferma che questa è la scelta fondamentale di cui anche i nostri partiti e i loro leader devono prioritariamente discutere e su cui devono dividersi e formare le coalizioni candidate a governare il Paese, se vogliono che la politica torni ad appassionare anche gli italiani. La speranza, poi, è che anche qui gli europeisti prevalgano nettamente, come hanno prevalso in Ungheria.

L’ALTERNATIVA CHE RIDÀ UN SENSO ALLA POLITICA
Come le elezioni ungheresi dimostrano, oggi la scelta fondamentale non è tra destra e sinistra: è se accelerare il processo di integrazione nella UE o congelarlo. Poi, su entrambi i versanti c’è chi è più orientato a sinistra e chi più a destra; ma il vero spartiacque è quello che corre tra sovranisti e fautori della nascita degli Stati Uniti d’Europa. È online anche su questo sito la mia intervista pubblicata su L’AltraVoce [2] il 2 aprile scorso.
DISOCCUPAZIONE TECNOLOGICA: IL CASO INVESTCLOUD
Finora l’innovazione del processo produttivo non ha mai prodotto riduzione del lavoro umano: semmai il contrario. Il problema è che i nuovi mestieri non nascono necessariamente dove i vecchi sono scomparsi: essi richiedono, oltre che informazione e formazione mirata, anche mobilità professionale e geografica delle persone. Leggi il mio editoriale telegrafico del 12 marzo [3], ripreso sul sito FanPage.
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GIUSTA RETRIBUZIONE E POTERE D’ACQUISTO
Pari dignità e libertà dal bisogno tra persone che lavorano in zone diverse non implicano pari quantità di moneta costituente la paga loro dovuta, ma pari potere d’acquisto della moneta stessa in relazione a ciascun contesto geografico ed economico in cui esse vivono e lavorano. È online l’articolo in corso di pubblicazione sulla Rivista Italiana di Diritto del Lavoro [5], nel quale sostengo che l’indicizzazione degli standard retributivi è il contrario del ritorno al sistema delle “gabbie salariali”.
UNA STORIA DEL LAVORO E DEL SINDACATO IN ITALIA
Il commento a Mezzo secolo di diritto del lavoro dell’ex-direttore del personale di una grande impresa italiana: “Quando ho preso questo libro non pensavo che mi sarei appassionato tanto alla sua lettura: ormai con i libri di diritto del lavoro è cosa che non accade più“. Leggi la lettera, pervenuta a seguito della presentazione del libro promossa dalla ACLI di Bergamo [6] il 19 marzo scorso.
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M. MAGNANI COMMENTA MEZZO SECOLO DI DIRITTO DEL LAVORO
“Leggendo questo libro-intervista colpisce la gamma dei temi trattati dall’autore nel corso della sua vita e l’attualità, in molti casi sarebbe da dire ‘purtroppo’, dei suoi contenuti […] Non è tanto l’opera di P. Ichino sotto i riflettori, quanto lo stato del diritto del lavoro italiano“. È online la recensione della giuslavorista Mariella Magnani [7], pubblicata sulla Rivista Italiana di Diritto del Lavoro.
LONTANE AMICIZIE RITROVATE
“Uno di quegli incontri che ci si porta dentro e che non ci lasciano più“. “Uno sguardo sulla vita che in parte sento appartenermi e che in parte desidero”; “… cose che io riesco solo a intuire e le sono grata per averle condivise, così da poter ‘rubare’ qualche pietra con cui costruire il mio cammino“. È online la lettera che mi scrive una lettrice de La casa nella pineta [9].
LO SHABBAT COME SEGNO DI LIBERTÀ
Il divieto di lavorare al sabato non è solo il primo embrione di un diritto del lavoro nella storia dell’umanità, ma è e resta soprattutto un monito rivolto a ogni persona, perché si impegni a difendere la propria sovranità sull’impegno a produrre (e con essa un anticipo di “liberazione dal tempo”): è online un mio breve intervento su questo tema [10]. Non mi trattiene dal pubblicarlo l’orrore per lo scempio dell’umanità e del diritto che il Governo e l’esercito di Israele stanno compiendo e cercando di giustificare con un blasfemo riferimento alla Bibbia.
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ANCORA CONTRO IL DOGMATISMO DELLA “CHIAVE UNICA”
Il pregio e la godibilità di un rebus possono – certo – dipendere dalla “compattezza” della chiave, soprattutto quando essa è costruita su una azione o una relazione; ma possono anche risiedere nella combinazione in una stessa immagine di chiavi diverse, e persino nella compresenza paradossale di elementi iconici disparati. Leggi l’articolo di Lucignolo [12], che deve considerarsi ormai un collaboratore abituale di questo sito.

