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LETTERE E COMMENTI SU “LA CASA NELLA PINETA”

Un libro in cui molti si riconoscono, come se in esso fosse ritratta una parte almeno del proprio itinerario esistenziale

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Sono qui raccolte le lettere più significative che ho ricevuto a seguito della pubblicazione del libro – A parte sono raccolte le recensioni e le interviste [1] – Altri documenti relativi al libro sono raccolti nella pagina dedicata al libro [2]

 

Un “pierino per scelta” tra i ragazzi di Barbiana [3], lettera di Aldo Bozzolini, il più giovane dei sei allievi di don Milani che vennero a Milano per una settimana nell’aprile 1959 e i cui temi su quella settimana milanese sono riprodotti in originale nell’appendice al libro:
“[…] Tu, come Pierino di nascita, hai cercato di toglierti questo abito impegnandoti nel sindacato. Io invece me lo sono trovato sempre cucito addosso. Entrambi però questo siamo: due Pierini […]”.

Un inno all’amore nelle cripte buie della vita [4], lettera di Olimpia Ammendola, autrice de Il cielo stellato sopra di me, 19 aprile 2018:
“Ho cominciato a leggere il libro il giorno stesso in cui mi è arrivato e non sono riuscita più a interromperne la lettura […] Mi commuove il sapere che ci sono persone lontane, sconosciute con le quali c’è un mondo da condividere anzi che si è già condiviso senza saperlo, senza volerlo”

Vista sulle Alpi Apuane fra i pini al tramonto

L’imperativo “non ciondolare” [5], lettera di Laura Moggian, 22 aprile 2018:
“Ricordo il profumo delle polverose pinete agostane, le corse rovinose sui pattini negli spiazzi che si aprivano al sole, i bagni tra i cavalloni e le mente rigate da succhiare infagottati negli accappatoi…”.

Una lettura vorticosa, un’emozione, una gioia e una sorpresa [6], lettera firmata del 23 aprile 2018:
“[…] Le vicende narrate hanno un’immediatezza ed intensità che ne rendono visibile ogni sfondo; le persone, i contesti si animano e ti senti dentro  ciascun tratto e luogo del racconto; la straordinaria ricchezza della storia della famiglia diventa molto più di un, pur avvincente, percorso biografico allargato […]”.

Un “lessico familiare” che rispecchia i temi e i valori anche di altre famiglie [7], lettera di Enrico Castellano pervenuta il 23 aprile 2018:
“[…]  Ho sempre trovato i suoi scritti chiari, scorrevoli – evidentemente ha fatto tesoro dei consigli di don Milani e Giuseppe Pera -, ma molto seri […]; è leggendo La casa nella Pineta che sto gustando pienamente anche il suo umorismo […]”.

Una gita sulle Apuane negli anni ’60

L’immagine dell’amico completata [8], lettera di Stefano Cirillo, 3 maggio 2018:
“Pur conoscendo la gran parte della tua storia mi sono appassionato e commosso; mi domandavo prima se sarebbe stato interessante anche per un lettore che non avesse conosciuto i protagonisti e ora mi rispondo di sì”.

Un libro che spiazza, commuove e fa pensare [9], due lettere di Gianfranco Paratella:
“[…] Da sempre sono un divoratore di gialli […], ma non mi era mai accaduto di leggere una biografia come un poliziesco […]”.

La diffidenza iniziale e la sorpresa [10], lettera di Gemma Mantovani pervenuta il 9 maggio 2018:
“Ho atteso qualche giorno prima di aprirlo: temevo, lo confesso, una cocente delusione, perché ho sempre fermamente creduto in un motto caro a mia nonna: ” ofelè fa el to mestè!”. Invece l’ho letto tutto di un fiato […]”.

L’aula della Scuola di Barbiana

Don Milani e il donmilanismo [11], lettera pervenuta il 13 maggio 2018 di Giorgio Ragazzini, promotore e membro del “Gruppo di Firenze” [12], molto attivo per il miglioramento della scuola:
“Non si può distinguere troppo tra don Milani e ‘donmilanismo’, se quest’ultimo molto spesso si è paradossalmente tradotto in una scuola che ha pensato di assolversi promuovendo anche chi non lo meritava”.

Ora che ho letto il libro ho capito… [13], lettera di Elena Broseghini, che da giovanissima lavorò come volontaria al Centro Ausiliario Minorile creato da Francesca Ichino, 18 maggio 2018:
“Tutto il libro mi è sembrato […] un lascito prezioso di memoria per voi figli e nipoti, ma anche per chi [la vostra famiglia] l’ha potuta solo sfiorare”.

Un libro stupendo, scritto con un garbo ineguagliabile [14], lettera dell’avvocato Aldo Rolle, 24 maggio 2018:
“La narrativa è avvincente e lo stile elegante come raramente oggi è dato constatare”.

Un libro forte e coraggioso [15], lettera di Giambattista Retegno, 4 giugno 2018:
“Il ritratto quasi senza veli della tua ‘famiglia borghese’ e del tuo percorso nella storia recente del nostro paese ha rimescolato in me tanti ricordi dei tempi andati a Milano e nell’amata Courmayeur”.

Un libro meraviglioso [16], lettera di Francesco Emanuele, 5 giugno 2018:
“Nel libro ho colto l’amore per il diritto del lavoro e per la famiglia. Emozionante è stato il passaggio sugli ultimi mesi di vita di suo padre. In quelle pagine mi è sembrato di rivivere la mia vita accanto al mio nonno paterno nei suoi ultimi giorni di vita”.

Un passaggio della ferrata dello Chétif sopra Courmayeur

Indimenticabili quelle vacanze insieme [17], lettera di Maria Vittoria Cirillo, 7 giugno 2018:
“L’ho letto tutto d’un fiato, e mi è piaciuto moltissimo […] in tanti passaggi mi sono commossa, in altri divertita […]. Ho ammirato la tua sincerità nel raccontare anche aspetti di te e della tua famiglia che normalmente si preferisce tenere nascosti, la tua lucidità nell’analisi, l’autonomia e il coraggio nelle idee e nelle scelte, la coerenza”.

La serenità, la misura, l’ottimismo e il coraggio [18], due lettere di Antonio Padoa Schioppa, in riferimento all’incontro svoltosi l’8 giugno 2018 al Centro dell’Incisione per la presentazione del libro:
“Nel capitolo della ‘restituzione dei benefici ricevuti’ vanno conteggiati anche  i rischi gravi che tu hai corso negli anni […]; e forse ancor più l’ostracismo non privo di punte acute  di acredine da parte di tanti colleghi,  intellettuali, politici e sindacalisti. Per resistere a queste offensive ricorrenti  mantenendo la serenità e la misura che sono le tue cifre di sempre ci voleva molto coraggio.”

L’incontro dell’8 giugno al Centro dell’Incisione

Don Lorenzo Milani e i licenziamenti [19], lettera di Cinzia Rigatti, ancora in riferimento all’incontro svoltosi l’8 giugno 2018 al Centro dell’Incisione per la presentazione del libro:
“[…] Non so se fosse più la magia di quel luogo, con la luce del sole al tramonto che filtrava tra il verde della vite canadese, o la magia di quel dialogo tra padre e figlia sulle cose che veramente contano nella vita; è un fatto che quell’atmosfera mi è rimasta piacevolmente impigliata nei capelli e a un giorno di distanza me ne resta l’incanto. […] Come cultrice appassionata degli scritti di don Lorenzo Milani, mi ha particolarmente interessato il discorso sulla sua reazione al licenziamento verificatosi nello stabilimento Pirelli che eravate andati a visitare durante la ‘gita di classe’ milanese della Scuola di Barbiana”. Segue la mia risposta.

Con Padre Acchiappati nella baita di Barmasc [20], lettera di Pietro Vigorelli, 11 giugno 2018:
“Sono andato, quasi in pellegrinaggio, a incontrarlo nella baita di Barmasc, in Val d’Ayas […]: mi ha fatto vedere la piccola baita in cui viveva, sistemata con sobrietà e con cura fin nei dettagli (un’unica stanza di quattro metri) […]”.

Ancora sulla tecnica del “cordone sanitario” [21], lettera di un collega avvocato milanese, che vede un po’ di vittimismo nel terzo “intermezzo” del libro, dedicato alla violenza politica. Gli rispondo: come indicare altrimenti la prassi politico-sindacale consistente nel mettere esplicitamente all’indice gli scritti di una persona, invitando a non leggerli e a non favorirne la diffusione, allo scopo dichiarato di evitare ogni possibile contaminazione? E di questa prassi propongo un esempio clamoroso.

Un libro che evidentemente vive nelle mani di chi lo legge [22], lettera dell’avvocato Giorgio Sandulli, a seguito della presentazione del libro alla “Sapienza” di Roma, il 20 giugno 2018:
“[…] Non era come se stessi leggendo, quanto piuttosto come se stessi ascoltando i racconti di mio padre o di mio nonno su momenti importanti di un contesto storico e sociale che ha condotto tutti noi dove siamo oggi. Singoli episodi e situazioni complesse che mi sono state progressivamente svelate quasi come in un dialogo ristretto tra me e il narratore.”

Il mare della Versilia, tra le chiome dei pini e quelle dei lecci

La storia di una famiglia, di un partito, di un Paese [23], lettera di Roberta Amelio, 27 giugno 2015:
“[…] Ho divorato il libro in tre sere […]  Mi ha emozionato tantissimo. La storia di una famiglia, di un Paese, di una collettività, di un partito… ma soprattutto la storia di un esercizio quotidiano (importante quanto complesso emotivamente): coltivare la Memoria per renderla presente […]”.

A caccia di profeti: Acchiappati, Turoldo, Milani [24], scambio di lettere tra Ugo Pellegri e la sorella Alda, comunicatomi il 26 giugno 2018, in riferimento al quinto capitolo del libro:
“[…] Padre Acchiappati apparteneva a quei personaggi, intelligenti, colti ma per niente allineati con la Chiesa di allora … era molto amato dai bambini che sapeva affascinare … Apparteneva a una famiglia molto ricca che ha regalato all’Istituto La nostra famiglia una casa molto bella a Capiago […]”.

Un libro destinato a diventare un classico [25], lettera di Azzurra Di Carlo, da Teramo, del 3 luglio 2018:
“[…] Romanzo familiare, romanzo di formazione, romanzo storico […] spero che riesca a ottenere il successo che merita […] per la capacità di fondere in maniera così efficace pubblico e privato, ‘piccole’ storie nella grande storia, anche non troppo lontana”.

Una boccata di aria fresca, che fa nascere qualche rimpianto [26], lettera di Silvia Pogliano, dalla Comunità di Villapizzone, del 5 luglio 2018:
“[…] Perché il sentimento dominante, alla fine di questa bella storia, è per me il rimpianto? […] Talvolta c’è bisogno di una boccata d’aria fresca di alta montagna: credo che la lettura del libro sia stata questo, una bella storia in cui si è accompagnati deliziosamente da uno dei protagonisti, tanto che alla fine non ci si sente quasi più degli estranei”.

Fare il giusto anche quando nessuno ti vede [27], lettera di Nicola Guadagni, 10 luglio 2018:
“Hai raccontato un mondo che è anche quello da cui siamo nati noi della generazione successiva, ma che noi potevamo solo intuire”.

Clara Sereni

… Grazie di averlo scritto [28], lettera di Clara Sereni, autrice de Il gioco dei regni, pervenuta il 10 luglio 2018:
“[…] del sindacato questo libro ora mi fa capire un po’ di più gli snodi, le distorsioni. […] Il rapporto con tuo padre mi ha molto ma molto commossa […] le pagine che raccontano il suo ultimo periodo, e la sua morte, sono – senza piaggeria – straordinarie […]”.

“C’è continuità o no tra il tuo passato e il tuo presente?” [29], è la domanda che mi pone Franco Bruni, caro amico d’infanzia, erede anch’egli di una “casa nella pineta” a pochi passi da quella di cui parla il libro e con molte valenze simili, dopo la presentazione  svoltasi il 13 luglio al Forte con la partecipazione di Maria Elena Boschi; tento una prima, problematica risposta.

Un libro che aiuta a liberarci dai sensi di colpa [30], lettera di Giuseppe (Pepe) Giolitti del 23 luglio 2018:
“[…] Un avvincente racconto diretto di una non comune esperienza di vita, con alcuni momenti a me noti ma anche con tante sorprese e scoperte […]”.

Un libro in cui ritrovo il mio passato, pur con tante differenze [31], lettera di Giambattista Garza, del 27 luglio 2018:
“[…] Me lo sono bevuto tutto con piacere, poiché riporta fatti, episodi e personaggi a me noti. […] Anch’io ho un passato che assomiglia al suo, pur con alcune differenze non secondarie; e mi ci sono ritrovato […]”.

Più che una buona lettura: una vera testimonianza di vita [32], lettera di don Gabriele Gioia, parroco di Cassano Magnago, pervenuta il 31 luglio 2018:
“[…] È stata per me una felice e piacevole lettura, istruttiva in tanti passaggi, ma soprattutto commovente nella parte finale […]”.

La vicenda del “cordone sanitario” raccontata nel libro, pià attuale di quel che può sembrare [33], lettera di Alessandro Di Stefano, pervenuta il 1° agosto 2018:
“[…] L’ho acquistato sopratutto per leggere dei suoi anni di collaborazione con il sindacato e con il Pci, ma mi sono ritrovato a sorridere e a commuovermi leggendo le pagine di straordinaria intimità di cui ha inteso rendere partecipi i lettori[…] “.

Una veduta di Monte Veglio, acquarello di Maria Eugenia Masini

Grazie per aver fatto chiarezza sugli anni ’70 [34], lettera di Maria Eugenia Masini, pervenuta il 10 agosto 2018:
“[…] Avevo un grande bisogno di sentire finalmente una voce chiara, onesta, non di parte […] la mia generazione é cresciuta con l’idea che bisognasse essere di parte a prescindere […]”.

Uno di quei libri che vorresti non finissero mai [35], lettera di A. S. pervenuta il 25 agosto 2018:
“[…] Un libro splendido: per ogni pagina se non per ogni riga ci sarebbe lo spazio e la voglia per fare delle considerazioni e dei commenti […]”.

Padre Acchiappati sulla Testa Grigia (Val d’Ayas), 1952

“Lei ha parlato di Padre Giuseppe Acchiappati come nessuno, a mia conoscenza, lo aveva fatto prima [36], lettera (corredata da alcune foto inedite) di Gianantonio Acchiappati, nipote del sacerdote protagonista del capitolo “A caccia di profeti”, 9 settembre 2018:
“[…] Ho tratto dalla lettura del libro la certezza che in Italia esistono ancora delle forze vive, uomini e donne di gran valore e moralità, che possono imprimere al nostro Paese una nuova dinamica di cui oggi più che mai esso ha bisogno […]”.

Un libro prezioso per capire gli anni ’70 e ’80 [37], lettera di Valentina Boanini pervenuta il 24 settembre 2018:
“[…] E in questo momento in cui portare avanti le idee in cui credo (per semplificare, quelle del Pd riformista) è una grande fatica, soprattutto nel dialogo con gli altri, questo libro è una fonte di fiducia che spinge ad andare avanti senza chiusure […]”.

“È un libro molto bello: devo elaborare la tristezza perché è finito” [38], lettera di M. C. pervenuta il 7 ottobre 2018:
“[…] È una autobiografia corale: ora mi ha fatto venire in mente la Passione di Matteo di Bach. Un periodare ampio e articolato, su più livelli, ma in cui non ci si perde mai; lo si rilegge non perché si è perso il filo, ma per riapprezzarne la stesura, la logica, l’intreccio di concetti o di immagini […]”.

Tramonto sulla spiaggia del Forte

Una storia autobiografica non facile, ma avvincente [39], lettera di Cesare Nicolini pervenuta il 30 ottobre 2018:
“[…] Sono stato preso dalla lettura fin dalle prime pagine […] dall’amore per il Forte […] dai racconti del rapporto con tuo padre nello studio di avvocati, che mi hanno ricordato i miei con tante, tante, analogie […] Non è facile intessere una storia autobiografica non breve e tenere avvinto il lettore […]”.

Nella vicenda di una famiglia mezzo secolo di storia d’Italia [40], lettera inviata da Angelo Elia ai propri amici, colleghi e conoscenti il 5 novembre 2018, in vista dell’incontro svoltosi due giorni a Milano, alla Libreria San Paolo, per la presentazione de La casa nella pineta:
“[…] Un magnifico libro, che è al tempo stesso un racconto autobiografico e una ricapitolazione degli eventi più importanti che hanno segnato il secolo passato […]”.

Gli anni ’50 e ’60 in Versilia [41], lettera di Adele Arsenio, pervenuta il 30 aprile 2019:
“[…] Tante storie vissute con molta intensità da generazioni di padri e figli e che si intrecciano in modo intenso. […] Il libro mi ha coinvolto particolarmente per le storie che si svolgono negli anni Cinquanta e Sessanta, periodo della mia giovinezza […]”.

Una storia del secolo scorso, ma fa ancora parte della nostra vita [42], lettera di Fabrizio De Longis, pervenuta il 9 agosto 2019:
“[…] Raramente si trova un libro capace come questo di coinvolgerti nella narrazione […] Un libro che ti ricorda che non sono solo fatti storici […] ti permette di mantenere un contatto vivo con chi in quegli anni ha scelto, creduto e lottato […]”.

“Non mi capitava da tempo di passare una notte su un libro” [43], lettera di Alberto Biarese, pervenuta il 21 settembre 2019:
“[…] Ho passato una giornata a divorare La casa nella pineta [… nel libro] ho visto scorrere la storia di una nazione, di una cultura, di un partito, ma soprattutto la storia di una famiglia e di un uomo di una taratura morale non comune […]”.

Una lettura capace di coinvolgere emotivamente gli adolescenti [44], lettera di Bruno Fogacci pervenuta il 1° ottobre 2019, in riferimento alla lettera di Alberto Biarese [43]:
L’importanza di stabilire un dialogo con i ragazzi di oggi, perché non siano privati della conoscenza indispensabile della storia del secolo scorso.

[45]Una chiarezza che stupisce [46], lettera di Giorgio e Silvana Grassi, pervenuta il 9 ottobre 2019:
“Capita, seppur di rado, di incontrare attraverso uno scritto persone sconosciute, che ti pare abbiano percepito e compreso i tuoi stessi pensieri esprimendoli con una chiarezza che stupisce: così in questo libro molte pagine ci hanno chiarito situazioni e valutazioni sul tema del lavoro che non eravamo riusciti a mettere a fuoco”.

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