CONTRO LA RECESSIONE OCCORRONO RIFORME STRUTTURALI CAPACI DI RAFFORZARE LA DOMANDA PIU’ CHE L’OFFERTA, PROMUOVERE IL NUOVO PIU’ CHE DIFENDERE IL VECCHIO: IL PROGETTO PER LA TRANSIZIONE ALLA FLEXSECURITY VA ESATTAMENTE IN QUESTA DIREZIONE
E’ riportata qui di seguito l’ultima parte del fondo di apertura del Corriere della Sera dell’8 febbraio 2009, a firma di Mario Monti. Nella prima parte dell’articolo il noto economista, Presidente dell’Università Bocconi ed ex-Commissario UE per la concorrenza, critica le misure che stanno essendo prevalentemente adottate, sui due lati dell’Atlantico, per rilanciare l’economia, volte più a salvare vecchie strutture produttive e imbrigliare verso di esse i consumi, che a rafforzare la domanda lasciando che sia essa a scegliere dove indirizzarsi, anche verso nuovi prodotti e servizi liberamente scelti. Nella seconda parte egli osserva che l’adozione di riforme strutturali coraggiose abiliterebbe il Governo italiano, agli occhi dei mercati finanziari, a praticare anche una politica di bilancio più incisiva. Una di queste riforme strutturali fondamentali è mirata alla transizione alla flexsecurity.
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ANCHE IL SINDACO DI TORINO APPOGGIA IL DISEGNO DI LEGGE PER LA TRANSIZIONE A UN NUOVO SISTEMA DI PROTEZIONE DEL LAVORO. E NE DA’ UNA LETTURA “NORDISTA”: LA PARTE PIU’ AVANZATA DEL PAESE E’ PRONTA A SPERIMENTARE MODELLI NUOVI, APRENDO LA STRADA AL RESTO DEL PAESE
Dichiarazione alle agenzie di stampa del 3 febbraio 2009
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Scarica l’articolo comparso su il Foglio
Segue la mia Risposta, pubblicata dal Foglio il 7 febbraio 2009
Caro Direttore,
leggo sul Foglio del 5 febbraio una nota non firmata (intitolata “Meglio più contratti”) sul disegno di legge cui sto lavorando, mirato al superamento del dualismo protetti/precari nel mercato del lavoro e alla “transizione a un sistema di flexsecurity”. L’autore della nota muove a questo progetto cinque critiche, alle quali cerco qui di rispondere puntualmente.
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DAVANTI ALLA PLATEA INTERNAZIONALE DI DAVOS, LA PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA PRENDE POSIZIONE A FAVORE DEL PROGETTO PER LA TRANSIZIONE ALLA FLEXSECURITY
Articolo tratto da il Sole 24 Ore del 31 gennaio 2009
Bisogna “sfruttare la crisi per riconvertire il sistema e dare più potere e maggiori opportunità ai giovani”. Per questo bisogna evitare nel lavoro “la divisione per i lavoratori tra anziani di fatto stabili e inamovibili e i giovani che invece sono in prevalenza precari”. E questo potrebbe essere realizzato “non con licenziamenti più facili, ma studiando un contratto unico, come sta ora ipotizzando il PD, che preveda inizialmente meno tutele e poi progressivamente un loro aumento, evitando così l’attuale segmentazione netta tra anziani e giovani”.
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PERCHE’ E’ TECNICAMENTE IMPOSSIBILE STABILIRE SE L’INTESA FIRMATO DA CONFINDUSTRIA CON CISL, UIL E UGL CAUSERA’ UN AUMENTO O UNA RIDUZIONE DELLA PARTE DELLE RETRIBUZIONI NEGOZIATA AL LIVELLO NAZIONALE
Articolo pubblicato sul sito lavoce.info il 30 gennaio 2009
Scarica l’accordo quadro
Il motivo principale per cui la Cgil ha rifiutato l’intesa sulla riforma della contrattazione collettiva è la prospettiva che nei futuri rinnovi nazionali esso produca una riduzione degli adeguamenti retributivi rispetto all’inflazione. Cisl, Uil, Ugl e Confindustria, che lo hanno firmato, negano invece questa prospettiva. Cerchiamo di capire come stanno realmente le cose.
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Rispondo analiticamente alle osservazioni critiche e agli interrogativi sul “progetto per la transizione a un sistema di flexsecurity”, proposti da Donata Gottardi e Luigi Mariucci nei rispettivi documenti distribuiti ai membri della Consulta del Lavoro e del Welfare del Pd in preparazione della sessione del 4 febbraio prossimo.
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IL SEGRETARIO DEL PD LOMBARDO SOSTIENE IL PROGETTO PER LA TRANSIZIONE A UN NUOVO SISTEMA DI PROTEZIONE DEL LAVORO ISPIRATO AI MODELLI NORD-EUROPEI
Articolo di Maurizio Martina, Segretario regionale lombardo del Pd, pubblicato su l’Unità del 29 gennaio 2009
Un mondo diviso a metà: è questa la condizione effettiva in cui si trova oggi il mercato del lavoro italiano, diviso al suo interno fra lavoratori garantiti e non garantiti. Circa nove milioni di lavoratori sono tutelati dai meccanismi di protezione consolidatisi negli anni mentre altri nove milioni di cittadini stanno, ancora oggi, al di fuori di qualsiasi rete di sostegno. Continua…
E’ STATA DAVVERO UNA TRAPPOLA AI DANNI DELLA CONFEDERAZIONE DI EPIFANI? QUALI EFFETTI PRODURRA’ SUI LIVELLI RETRIBUTIVI? QUALE CAM BIAMENTO PORTERA’ NELLA STRUTTURA DELLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA?
26 gennaio 2009
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SCHEDA SINTETICA
o L’idea centrale è questa: delineare un sistema di protezione del lavoro ispirato ai modelli nord-europei di flexsecurity, destinato ad applicarsi ai nuovi rapporti di lavoro. Questo sistema offrirà Continua…
QUANDO E’ IL CONTESTO A DETERMINARE IL COMPORTAMENTO DEI LAVORATORI: LA STESSA PERSONA IN CONTESTI DIVERSI AGISCE IN MODO DIVERSO
Articolo di Andrea e Pietro Ichino, pubblicato sul Corriere della Sera il 9 settembre 1997
In una grande impresa italiana del settore terziario che occupa ventimila dipendenti in filiali sparse su tutto il territorio nazionale, il lavoratore occupato in una filiale meridionale, a parita’ di ogni altra condizione, ha una probabilita’ 2,6 volte maggiore di incorrere in un provvedimento disciplinare, rispetto al collega occupato in una filiale settentrionale; nel Sud, inoltre, i casi di assenza per malattia sono del 39 % piu’ numerosi rispetto al Nord, nonostante che i dati Istat mostrino semmai una minore incidenza effettiva delle malattie al Sud. Continua…