IL NUOVO “ARTICOLO 18”: LA FORMAZIONE COME DIRITTO SOGGETTIVO

È la nuova parola d’ordine d’avanguardia del sistema delle relazioni industriali – Better to have routes, instead of roots: nel mercato del lavoro moderno, meglio avere percorsi sicuri che mettere radici – Come dare contenuto concreto a questo diritto

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Terzo editoriale telegrafico per la
Nwsl n. 490, 10 dicembre 2019 – In argomento v. anche Eduscopio: una svolta molto importante per il sistema della formazione e i servizi di orientamento, del febbraio 2016, e l’editoriale del professor Maurizio Ferrera sul Corriere della Sera del 10 ottobre 2017, Le vere cause dell’alto tasso di disoccupazione dei giovani .
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Il segretario della Fim-Cisl Marco Bentivogli al tavolo della trattativa con Federmeccanica

Federmeccanica da un lato, Fim Fiom e Uilm dall’altro, hanno lanciato la parola d’ordine della “formazione professionale come oggetto di un diritto soggettivo”. È una svolta molto importante: significa che il sistema delle relazioni industriali, nel suo settore di maggior peso, ha fatto propria l’idea che la sicurezza personale, economica e professionale delle persone che lavorano si costruisce sul sostegno efficace nell’accesso all’occupazione e nella transizione da quella vecchia alla nuova, molto meglio che sull’ingessatura delle strutture produttive. “Better to have routes, instead of roots”, diceva il ministro del Lavoro del Governo Clinton, Robert Reich: meglio avere percorsi sicuri che mettere radici. Il problema è come dare un contenuto concreto a questo diritto soggettivo. Occorre costruire un sistema nel quale chiunque possa conoscere i percorsi di formazione corrispondenti alle proprie attitudini e aspirazioni, conoscerne il grado di efficacia, ed essere messo in condizione di accedervi. Eduscopio, l’osservatorio sulla scuola della Fondazione Einaudi, sta svolgendo un monitoraggio sistematico sugli esiti universitari e gli sbocchi occupazionali dei diplomati dei licei italiani: l’indice della qualità dell’insegnamento impartito è ottenuto incrociando i dati dell’Anagrafe scolastica operante presso il Miur e quelli delle Comunicazioni Obbligatorie al ministero del Lavoro. Ora, immaginiamo che in modo analogo venisse istituita un’anagrafe nazionale della formazione professionale, e che incrociando i suoi dati con quelli delle Comunicazioni Obbligatorie venisse rilevato il tasso di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi: in questo modo, di ciascun corso otterremmo un indice di efficacia prezioso per chiunque stia cercando un nuovo lavoro. Ancor più prezioso per un Governo che voglia concentrare il finanziamento sui corsi efficaci, rifiutandolo a quelli che non lo sono. La “formazione professionale come diritto soggettivo” si costruisce così.

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