INTERVISTA SU SINDACATO, PARTECIPAZIONE E NUOVE FORME DEL LAVORO

I modi non tradizionali di organizzare il lavoro dipendente, in particolare il platform work e il c.d. lavoro agile, pongono una questione di adattamento del diritto del lavoro all’evoluzione tecnologica, che non può essere risolta con il meccanico assoggettamento della nuova realtà alla disciplina del lavoro del secolo scorso

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Intervista a cura di Ada Fichera, diffusa sul canale
YouTube della UGL, registrata il 3 novembre 2022 e online dal 10 dicembre successivo – In argomento v. anche Rider: un banco di prova per il sistema delle relazioni industriali Continua…

I NOSTRI MINIMI SALARIALI SBAGLIATI

Il rifiuto di commisurare gli standard retributivi al costo della vita locale fa sì che i minimi oggi applicati siano sbagliati tanto al nord quanto al sud: al nord perché troppo bassi, al sud perché troppo alti

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Editoriale telegrafico
pubblicato l’11 dicembre 2022 sui quotidiani Gazzetta di Parma, l’Adige e Alto Adige – In argomento v. anche  la scheda tecnica pubblicata l’11 ottobre 2021 Minimum wage, standard collettivi e differenze di potere d’acquisto della moneta
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OCCUPAZIONE E PRECARIETÀ: UNA FOTO DIVERSA DA QUELLA DIVULGATA DAL SINDACATO

Crescono gli occupati sia in termini congiunturali, sia in termini tendenziali (rispetto a 12 mesi prima); aumentano i lavoratori dipendenti; ma soprattutto, a dispetto del luogo comune caro a giornalisti e sindacalisti, crescono i dipendenti stabili rispetto a quelli a termine

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Numero 137 del bollettino
Mercato del Lavoro News, organo della Fondazione Anna Kuliscioff, 7 novembre 2022, a cura di Claudio Negro – In argomento v. anche, su questo sito, il numero precedente dello stesso bollettino 
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SUL FUTURO DEL REDDITO DI CITTADINANZA

Troppi esponenti della sinistra italiana non hanno mai capito l’importanza delle politiche attive del lavoro. Non ci hanno mai creduto, hanno sempre prediletto le politiche passive: il sostegno del reddito ai disoccupati e basta

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Intervista a cura di Alessandra Ricciardi per Italia Oggi, 30 novembre 2022 – In argomento v. anche
Perché e come il reddito di cittadinanza va corretto
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PERCHÉ E COME IL REDDITO DI CITTADINANZA VA CORRETTO

Qualsiasi forma di sostegno del reddito dei disoccupati ha un effetto depressivo sulla propensione media al lavoro degli stessi se non è accompagnata da una assistenza personalizzata e da una effettiva condizionalità – C0me queste possono credibilmente configurarsi

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Intervista a cura di Pietro De Leo pubblicata su
Libero il 22 novembre 2022 – In argomento v. anche la mia intervista del 27 ottobre a Italia Oggi, Far funzionare il mercato del lavoro
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IL PARADOSSO DEI GIACIMENTI OCCUPAZIONALI INUTILIZZATI

Nonostante la recessione incipiente, le imprese incontrano difficoltà per il reperimento del personale nel 45% dei casi

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Editoriale telegrafico pubblicato il 30 ottobre 2022 sui quotidiani
Gazzetta di Parma, l’Adige e Alto Adige – In argomento v. anche Restano inutilizzati grandi giacimenti occupazionali Continua…

FAR FUNZIONARE IL MERCATO DEL LAVORO

Perché il sostegno del reddito ai bisognosi non incentivi il lavoro nero e non deprima la partecipazione al mercato del lavoro regolare è indispensabile attivare i percorsi di formazione mirata alle centinaia di migliaia di posti di lavoro che le imprese non riescono a coprire per mancanza delle persone idonee

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Intervista a cura di Alessandra Ricciardi pubblicata su
Italia Oggi il 27 ottobre 2022 – In argomento v. anche Restano inutilizzati grandi giacimenti occupazionali
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COME SI PUÒ RENDERE PIÙ PRODUTTIVO IL LAVORO DEGLI ITALIANI

Nell’immediato, le sole misure efficaci sono quelle che favoriscono la migrazione dei lavoratori dalle imprese meno produttive a quelle più efficienti, anche attraverso interventi di formazione mirata; ma decisivo sul piano strategico è migliorare profondamente soprattutto il sistema scolastico, oltre a quello della formazione

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Intervista a cura di Gianluca Cavicchioli, in corso di pubblicazione sull’organo dell’Unione Provinciale Agricoltori di Siena, ottobre 2022 – In argomento v. anche l’intervista
In che cosa si concreta oggi l'”intelligenza del lavoro”
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DIALOGO CON EUGENIO SCALFARI SUL SINDACATO

Nel 2005 il contenuto essenziale dell’accordo Fiat 2010 destinato a segnare una svolta nel nostro sistema delle relazioni industriali venne anticipato da una proposta di riforma della contrattazione esposta in un mio libro – Ne nacque una discussione con il Direttore de la Repubblica, che a 15 anni di distanza conserva tutta la sua attualità

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Dialogo svoltosi a Roma il 14 febbraio 2006 tra Eugenio Scalfari e me pubblicato su lavoce.info, a seguito di una sua recensione fortemente critica del mio libero A che cosa serve il sindacato? (Mondadori, 2005), comparsa su la Repubblica il 18 gennaio 2006, cui avevo risposto con un articolo sul Corriere della Sera due giorni dopoIl dialogo venne poi ripubblicato in apertura della nuova edizione dello stesso libro, apparsa nel 2006 nella collana tascabile Oscar Bestsellers  Continua…

I CATTIVI SERVIZI DELLA STAMPA ALLA CULTURA DEL LAVORO

Il mercato del lavoro italiano soffre di un difetto diffuso di senso civico, ma anche della diffusione di molti luoghi comuni, cui troppo sovente la stampa contribuisce acriticamente – Qui, pur nel contesto di una intervista del tutto corretta sul piano deontologico, l’esempio di due luoghi comuni che ricorrono con frequenza

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Intervista a cura di Danilo Renzullo pubblicata su
il Tirreno il 9 ottobre 2022 – In argomento v. anche Quanti luoghi comuni sul lavoro dei rider

 

Per Ichino, docente di diritto del lavoro all’università statale di Milano, la legge serve a combattere il lavoro non regolamentato, ma non basta. Occorre anche una nuova cultura del lavoro. Accompagnata da misure, come la riduzione della circolazione del  contante, che secondo il giuslavorista porterebbero a contrastare quasi «naturalmente» alcune storture del mercato del lavoro.

Professor Pietro Ichino, il lavoro nero sottopagato e non regolamentato è ancora una piaga. Cosa non ha funzionato nell’ordinamento italiano?
Il senso civico diffuso, nel nostro Paese, è a livelli nettamente inferiori rispetto al resto d’Europa. E a livelli inferiori è anche l’efficienza dei servizi ispettivi.

Leggi, sanzioni e controlli (scarsi) sono strumenti che possono combattere questi fenomeni?
La legge non può tutto. Però una misura efficacissima per combattere il lavoro nero e più in generale l’evasione fiscale ci sarebbe.

Quale?
Ridurre drasticamente la circolazione del contante abbassando progressivamente a 100 euro il limite dei prelievi Bancomat; imporre che qualsiasi salario od onorario venga pagato a mezzo bonifico; riconoscere a qualsiasi persona, anche agli immigrati, il diritto ad aprire un conto corrente bancario gratuito.

Ma siamo in Italia, non in Olanda o in Gran Bretagna.
Però dobbiamo allinearci al nord-Europa. Per questo occorre anche una grande campagna per convincere gli italiani che pagare tutto con la “moneta di plastica”, anche il caffè al bar e il giornale all’edicola, è un atto civico e di grande modernità, mentre l’uso del contante è roba del secolo scorso, che oggi serve solo ai malavitosi

Ieri, a Firenze, un gruppo di 22 lavoratori pachistani impiegati nella filiera del tessile ha protestato contro le grandi griffes a seguito di un licenziamento di massa. Protestavano per paghe più dignitose. Siamo al lavoro e ai lavoratori usa e getta?
Un licenziamento collettivo fa notizia; un’azienda che apre, no. È ora che anche la stampa incominci a fare la sua parte per evitare che si diffonda una visione distorta di quello che accade nel tessuto produttivo.

Intende dire che in Italia c’è anche un problema di cultura del lavoro?
Sì. E che i giornalisti ne hanno qualche responsabilità per il modo selettivo e superficiale con cui diffondono l’informazione sul lavoro.

Ieri a Firenze si sono svolti i funerali di Sebastian Galassi, 26 anni, l’ennesimo rider morto mentre consegnava pizze. Lei ha sottolineato che ci sono troppi luoghi comuni in questo settore e che non bisogna criminalizzare le piattaforme che somministrano questo tipo di lavoro.
Il caso di Galassi è tragico. Ma purtroppo non è una peculiarità del lavoro dei rider: metà degli infortuni sul lavoro accadono sulle strade. E poi, a proposito di luoghi comuni, lo è anche l’espressione “l’ennesimo rider morto mentre consegnava pizze”. Il solo altro caso che conosco riguardava un dipendente amministrativo dell’impresa titolare della piattaforma e non un rider.

Questo settore può rappresentare un’occasione per giovani e giovanissimi o anche per chi, in età avanzata, si trova improvvisamente senza un impiego?
Sì. Ma quello del rider è un lavoro con un bassissimo livello di professionalità e di produttività, quindi anche di retribuzione. La vera protezione per chi vi è coinvolto sta nel garantirgli il percorso efficace verso lavori più produttivi e quindi meglio retribuiti.

Perché in Italia, a differenza di altri Paesi europei, non si riesce a strutturare le prestazioni dei “fattorini del cibo” come lavoro dipendente?
Perché in Italia prevale ancora l’idea che il lavoro dipendente possa essere misurato soltanto sulla base della sua estensione temporale.

Come incide il fenomeno della Great Resignation sul cambiamento del mondo del lavoro?
L’aumento delle dimissioni spontanee è la conferma del fatto che il mercato del lavoro, nel XXI secolo, è un luogo dove sono anche le persone a scegliersi l’impresa, e non solo viceversa.

E il fenomeno dello smart working?
Lo smart working è solo un segmento di lavoro dipendente svolto secondo la struttura del lavoro autonomo.

Il Jobs Act ha precarizzato ancora di più il mondo del lavoro?
Il rischio di licenziamento per i lavoratori è rimasto del tutto invariato, rispetto a prima del 2015. Il lentissimo aumento dei contratti a termine, che restano comunque intorno al 15 per cento del totale della forza-lavoro, era incominciato molto prima del 2015. Ed è comunque un fenomeno che investe tutti i Paesi occidentali.

Chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso, dunque, col Jobs Act?
L’Italia, nel suo complesso, ci ha guadagnato perché ha finalmente armonizzato il proprio ordinamento del lavoro a quello del resto della UE. Ci ha perso solo il ceto degli avvocati, cui appartengo: con la legge Fornero del 2012 e il Jobs Act del 2015 il contenzioso giudiziale in materia di licenziamenti e di contratti a termine si è più che dimezzato.

 

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