IL VERO SIGNIFICATO DELLA VITTORIA DI MAGYAR IN UNGHERIA

Ieri quattro quinti degli ungheresi hanno affollato i seggi elettorali: la posta in gioco, non solo per gli ungheresi ma per l’UE intera, era l’accelerazione o il congelamento del cammino verso gli Stati Uniti d’Europa

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Editoriale telegrafico per la
Nwsl n. 606, 13 aprile 2026 – I link a tutti gli altri interventi dedicati a questo argomento sono raccolti nel portale Il nuovo spartiacque della politica mondiale  

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Come già nel 2016 nel voto in UK per la Brexit, poi nelle elezioni presidenziali francesi del 2017 e del 2022 e nelle elezioni politiche dell’anno scorso in Germania, anche nel voto di ieri in Ungheria il discrimine fondamentale non è stato tra destra e sinistra, ma tra europeisti e sovranisti. Una campagna elettorale in cui questo spartiacque è stato particolarmente esplicito ed è stata particolarmente evidente la posta in gioco non solo per gli ungheresi ma per l’UE intera – ovvero l’accelerazione o il congelamento del cammino verso gli Stati Uniti d’Europa – ha portato a un tasso di partecipazione al voto altissimo: quasi quattro quinti degli elettori.

Quanto è accaduto ieri nel Paese danubiano conferma che questa è la scelta fondamentale di cui anche i nostri partiti e i loro leader devono prioritariamente discutere e su cui devono formare le coalizioni candidate a governare il Paese, se vogliono che la politica torni ad appassionare anche gli italiani. La speranza è che anche qui gli europeisti prevalgano nettamente, come hanno prevalso in Ungheria. Salvo poi, naturalmente, chiarire le differenze che corrono tra europeisti di sinistra ed europeisti di destra, come lo è il vincitore delle elezioni ungheresi: ma non è quellol, oggi, il discrimine fondamentale.

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