CONTRO LA SVALUTAZIONE DEL REBUS IBRIDO

Un altro fra i maggiori rebussisti viventi prende posizione contro la posizione rigorista di chi boccia i giochi caratterizzati dalla compresenza di chiavi di relazione e chiavi di denominazione

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Intervento di Fabio Magini (
Fama), pervenuto il 13 aprile 2026, in riferimento all’articolo di Franco Bosio (Orofilo) pubblicato sul sito dell’Associazione Rebussistica Italiana – In argomento v. anche, su questo sito, l’intervento di Lucignolo 

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Fabio Magini è stato dal 1985 al 2011 caporedattore del settimanale Nuova Enigmistica Tascabile. Cura da anni, sotto lo pseudonimo Minigame, una rubrica rebussistica domenicale sul quotidiano La Stampa.

Ho letto con vivo interesse l’articolo Vengo anch’io, no tu no apparso sul sito dell’ARI, in cui Orofilo affronta con l’autorevolezza e la competenza di un profondo conoscitore della materia, qual egli è, la vexata quaestio  del cosiddetto rebus “ibrido” o “misto”. Le considerazioni che Orofilo propone sull’argomento mi sento di sottoscriverle in pieno poiché anche a mio giudizio l’avversione nei confronti di questo genere di rebus da parte di alcuni enigmisti e rebussisti non ha ragion d’essere, soprattutto quando un rebus, in cui sono compresenti chiavi di denominazione e di relazione, si faccia apprezzare per una chiave nuova oppure per una pregevole frase finale oppure ancora per la presenza di più chiavi omogenee al suo interno tali da consentire un’illustrazione unitaria.

Anche Bardo, in un suo articolo apparso su La Sibilla nell’ormai lontano 1984, sottolineava che sarebbe da ottusi bocciare un rebus per la presenza di chiavi miste e/o abusate ma altamente apprezzabile per uno o più degli elementi di merito sopra elencati. Sono infatti sempre stato dell’opinione che il lato più importante del triangolo di Briga sia la frase finale e quindi ogni qual volta vedo pubblicati giochi, pure splendidi in prima lettura, ma assolutamente deficitari, per non dire peggio, nel contenuto, ritengo che in funzione didattica sia preferibile un bel rebus “misto”:  come ha scritto sempre Bardo nel suddetto articolo,

guardando solo alla purezza del linguaggio rebussistico, si arriverà (o ci siamo già arrivati?) ad avallare porcheriole che, secondo me, hanno ben poco a che vedere con il rebus, e si trascurerà di dare il giusto valore a giochi stupendi che
possono contribuire notevolmente ad esaltare l’illustrato
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