IL PARTITO DEL “NO”

Come sarebbe l’Italia se, in nome dell’ambientalismo, avessimo rinunciato a grandi opere di importanza fondamentale come la rete ferroviaria dell’alta velocità, il Mose di Venezia, il metanodotto TAP che ci porta il gas azero, e molte altre? In nome del progresso, negli anni ’50 il P.C.I. si oppose all’Autostrada del Sole e alla tv a colori

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Articolo di Chicco Testa, pubblicato sul quotidiano 
Il Foglio il 23 aprile 2026 – In argomento v. anche, in questo sito, il post precednte su Il partito del NO

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Il Mose in azione

Come sarebbe l’ Italia se alcune delle opere più contestate non fossero state poi – e per fortuna – realizzate? Se quell’insieme di comitati, presunti esperti, politici di destra di sinistra, amministratori in cerca di visibilità, populisti di ogni sorta la avesse  avuta vinta? Ci sono alcuni casi emblematici che vale la pena ripercorrere. Il primo e il più clamoroso è il MOSE, il sistema di  paratie mobili che impedisce all’acqua alta di invadere Venezia. Ad esso si comincio a pensare dopo un evento particolarmente impattante il 4 novembre del 1966. L’acqua alta raggiunse l’altezza record di 194 centimetri e tutto il centro storico, abitazioni, musei , chiese e negozi fu inondato con danni incalcolabili.  La città rimase senza energia elettrica e acqua potabile per lungo tempo. Da lì appelli internazionali per salvare Venezia che veramente rischiò di morire. Ci sono voluti più di 50 anni perché l’idea iniziale di dighe mobili alle bocche che collegano il mare con la laguna in grado di impedire l’ingresso  dell’acqua sotto la spinta dello scirocco  entrassero in funzione. Nel frattempo i comitati contro, le contestazioni, le definizioni di “opera inutile “ e di “spreco dei quattrini” non si contano. E non da parte di minoranze rumorose ma da personaggi eminenti , fra cui  spicca Massimo Cacciari, che di quella città fu sindaco per complessivi 11 anni. Il MOSE  ha ad oggi operato per centinaia di volte e si stima che a fonte di un costo lievitato fino a 5,5 miliardi di euro, certamente un cifra importante, abbia già prodotto risparmi per più di 3 miliardi di euro e gli esperti di  tutto il mondo convergono a Venezia per studiarlo, E’ stato definito l’opera di mitigazione ambientale contro i fenomeni meteorologici estremi  più importante mai realizzata. L’acqua alta a Venezia oggi è un ricordo.

Un collega di Cacciari, seppur in una funzione diversa, il Presidente della Ragione Puglia Michele Emiliano, è stato invece il protagonista indiscusso, confortato  da sindaci e comitati vari,  della battaglia contro l’infrastruttura  nota come TAP, vale a dire il metanodotto che dall’Azebargian porta in Italia , bypassando la Russia, 9  miliardi di metri cubi di gas, più del 15% del nostro fabbisogno nazionale  Secondo loro avrebbe distrutto la spiaggia dove approdava e prodotto una serie interminabile di danni collaterali. Risultato: il metanodotto passa sotto la spiaggia, rimasta intatta,  e nessuno se ne è accorto. Particolarmente interessante l’argomento usato da alcuni ambientalisti: il gas non ci serve. Manco a farlo apposta TAP ci ha invece salvato  dalla crisi russo ucraina, tanto è vero che si progetta di raddoppiarne la portata.

Sempre per restare in tema vanno citate le polemiche contro la localizzazione di un rigassifgicatore a Piombino. Gli amministratori toscani in modo bipartisan  hanno aperto una polemica provinciale che ancora continua  con il Governo nazionale, isu dove debba stare . Se lì a Piombino o invece debba essere spostato in Liguria. Beghe da cortile, ma intanto a Piombino più o meno tutti si sono dimenticati  di dove stia il rigassificatore che svolge egregiamente il suo lavoro.  E visto quello che sta succedendo in Iran, dopo quello già successo in Russia, dovremmo alzare un monumento a chi TAP e rigassificatori li ha fortemente voluti.

Un altro esempio esempio  è quello del termocombustore, volgarmente chiamato inceneritore, di Acerra in Campania. Lì si rischiò la guerra civile con comitati, preti e vescovi, partiti, intellettuali esperti di lingue antiche  e naturalmente l’inevitabile contorno di attori e saltimbanchi con l’ausilio di vari talk show televisivi schierarti contro l’ecomostro. Lì invece va fatta una lode incondizionata ad Antonio Bassolino, allora Presidente della Regione, che non esitò a chiedere aiuto a Berlusconi, allora Presidente del Consiglio, che dovette mandare  l’esercito, e l’impianto  entrò finalmente in costruzione nel 2009. A Bassolino non è stata fatta mancare naturalmente anche un’inchiesta giudiziaria- potevano mancare i magistrati –  che si è conclusa con la completa assoluzione. Oggi Acerra è uno dei migliori impianti europei nel suo settore, lavora a pieno ritmo e ha tenuto Napoli al riparo dalle crisi che nel passato riempivamo le sue strade di rifiuti non raccolti per l’impossibilità di smaltirli .

Poi si potrebbe fare qualche scommessa sul futuro. Il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri , ha deciso la costruzione di un impianto simile a quello di Acerra per Roma, sempre a corto di luoghi dove smaltire i suoi rifiuti.  Anche qui contestazioni a non finire con argomenti surreali. Volgiamo scommettere che quando sarà finalmente realizzato  ci si renderà conto della sua indubbia utilità? Poi potremmo addentraci in un po’ di fantascienza domandandoci come sarebbe l’ Italia se si fosse realizzato il piano nucleare bocciato dal referendum del 1987 con una bella percentuale di energia elettrica oggi non dipendente dal gas e con prezzi quindi notevolmente  inferiori, emissioni più basse e un maggiore livello di sicurezza. O come sarà il Sud di Italia se mai sarà realizzato il Ponte di Messina.

Tutto bene quindi ? Assolutamente no perché per realizzare queste opere ci sono voluti tempi 10 volte superiori a quelli normalmente necessari con danni incalcolabili sull’economia italiana. E soprattutto perché il senso ddi responsabilità delle forze politiche, soprattutto a sinistra e nel cosiddetto campo largo, continua a latitare. L’ideologia della decrescita, dell’inutilità di strutture industriali che gestiscano energia e rifiuti e di infrastrutture che migliorano la mobilità ha radici antiche, dalle polemiche del PCI negli anni ’60 contro l’Autostrada del Sole ( e la Tv a colori ) a quelle degli ambientalisti  più recentemente addirittura contro l’alta velocità. Un’altra opera che per fortuna si è fatta.

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