L’anello consente di attraversare gran parte della conca di Cardoso, sempre sui pedali a mezza costa, nel fitto di un bosco di castagni secolari, visitando un santuario dell’XI secolo d.C. e un sito di incisioni rupestri di epoca pre-romana
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Una nuova puntata del Gitario, 21 agosto 2026 – Tutte le precedenti sono reperibili nell’apposito portale Il Gitario
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L’itinerario parte da Ponte Stazzemese, la frazione di Stazzema situata a quota 170 s.l.m. nella valle percorsa dal torrente Vezza, a un’ora circa di bicicletta dalla costa versiliese, nel punto dal quale incomincia a dischiudersi una vista bellissima sull’arco del Monte Forato (v. la foto qui accanto). Se a Ponte Stazzemese si arriva in auto, la si può lasciare senza problemi di parcheggio, poco dopo il bivio che divide la strada per Stazzema (a destra) da quella per Cardoso (a sinistra).
Da qui si prosegue verso Cardoso (m. 250 s.l.m.), che in bici si raggiunge piacevolmente in meno di un quarto d’ora. Arrivati alla chiesa, non si prende la strada che sale a sinistra verso Volegno e Pruno, e neppure quella di mezzo che porta al cimitero, ma si volta a destra sulla strada che costeggia il torrente (qui, subito dopo la chiesa, una apprezzatissima fontana). Dopo poche centinaia di metri si arriva al bivio che divide la strada per la frazione di Orzale (a sinistra) da quella per la località La Colombetta (a destra). Quest’ultima sale ripidamente per circa un chilometro e mezzo, fino al punto in cui l’asfalto finisce (m. 460 s.l.m.). Da qui partono tre stradelli sterrati: quello a destra è l’inizio del sentiero 12 per il Monte Forato. Noi oggi invece imbocchiamo quello di centro, ciclabile, che sale in breve a una condotta d’acqua coperta.

Il Santuario di San Leonardo
Sempre in sella, si pedala sopra la condotta d’acqua che corre verso sinistra nel bosco; dopo qualche centinaio di metri si arriva al punto da cui sulla destra si diparte il sentiero a scalini che sale al Santuario di San Leonardo: meta che – come si è visto nell’ultima puntata del Gitario – merita ampiamente il tempo di 10-15 minuti necessario per raggiungerla (ovviamente a piedi). A pochi metri da qui, tra l’altro, il pellegrino beneficia di una fontana.
Tornati alle bici, si prosegue sulla condotta d’acqua, che sembra fatta apposta per essere percorsa con questo mezzo. Si passa accanto a un invaso dove l’acqua viene raccolta per la produzione di energia elettrica e si prosegue fino a giungere in breve a un bivio: a destra la condotta prosegue stretta tra due pareti di roccia; a sinistra un camminamento su doghe di legno conduce in pochi metri al sito di Trogna (m. 450-470 s.l.m.), dove soltanto pochi anni or sono è stato scoperto un grande masso liscio recante delle notevoli incisioni rupestri di epoca pre-romana.
La figura che compare più frequentemente tra questi petro-glifi – realizzati, come quelli della Val Camonica, con la tecnica della “martellinatura” – è un falcetto, detto “penna”, da cui l’appellativo “Pennati” con cui si indicano gli abitanti della zona appartenenti alla popolazione del Liguri, che abitò la zona apuana prima che essa fosse conquistata dai romani.
Da un pannello esplicativo si apprende che il masso fungeva, per i “Pennati”, anche da “calendario”, poiché nel solstizio d’inverno esso viene toccato dalla prima luce del sole che al mattino passa nel profondo intaglio tra il monte Nona e il Procinto, dall’altro lato della conca. Il che induce a pensare che questo luogo fosse anche considerato come luogo sacro, dedicato all’adorazione del dio-Sole.
Alle incisioni di epoca pre-romana se ne sono in seguito sovrapposte altre di epoca cristiana, tendenti a trasformare le “penne” originarie in croci.
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Terminata la visita a questo sito affascinante, si torna di nuovo in pochi passi alle bici, per proseguire la traversata – anch’essa per altro verso affascinante – del fitto della foresta di castagni lungo la condotta d’acqua coperta. Questa passa attraverso una specie di gola stretta tra due pareti di roccia, per poi proseguire con una parete rocciosa a destra e il pendio boscoso a sinistra.
Il percorso è sempre facile, perché la copertura della condotta è fatta di lastre lisce; ma non c’è un parapetto: occorre dunque un buon controllo della bici per evitare il rischio di caduta a sinistra, dove a tratti il bosco si fa scosceso.
Si pedala così per diverse centinaia di metri, sempre sopra la condotta d’acqua, fino al punto in cui la si deve abbandonare per un breve tratto in cui occorre superare un ruscello che scende dalle pendici del Monte Forato. Passato il quale si ritorna sulla condotta per un altro tratto molto piacevole, sempore con fondo liscio.
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l percorso sulla condotta termina al Canale della Capriola, percorso da un altro ruscello, che si deve attraversare su un ponticello di legno dall’apparenza non del tutto affidabile. Passato il quale si affronta un sentiero erboso ciclabile per qualche decina di metri, che poi diventa molto sassoso e prende a scendere ripidamente: fattibile in sella, per questo breve tratto, solo da bikers molto esperti e ben attrezzati.
Si arriva così in breve a ricongiungersi con il sentiero da decenni conosciuto come n. 7, ma ora rinominato 117, che scende da Foce di Valli passando per Collemezzana. Questo, con fondo molto liscio e dunque agevolmente ciclabile, ancorché in discesa a tratti ripida, conduce in breve all’ultimo tornante della strada asfaltata sotto l’abitato di Orzale (m. 370 s.l.m.).
A questo punto i bikers hanno la scelta tra scendere direttamente per questa stessa strada asfaltata a Cardoso, dove si chiude l’anello, e da qui a Ponte Stazzemese, oppure proseguire la traversata in costa della conca, prendendo il sentiero inizialmente pianeggiante che lambisce l’abitato di Orzale lasciandoselo sulla destra e raggiunge in pochi minuti il Mulino del Frate, circa a quota 340 s.l.m., sotto l’abitato di Pruno. Questo sentiero è ciclabile soltanto per metà; ma consente di raggiungere l’antico e bellissimo ponticello che sovrasta il Mulino, da dove si dipartono le due vie di salita alla cascata dell’Acquapendente.

La marmifera che scende da Pruno a Cardoso
Il ponte si colloca a un quadrivio: per chiudere il nostro anello di MTB lo si deve attraversare e prendere (non il sentiero che risale a Pruno, ma) la sterrata che scende ripidamente verso una cava di “pietra di Cardoso”, la attraversa prima nella parte superiore, poi di nuovo in senso inverso nella parte mediana, per raggiungerne infine il piazzale inferiore. Poco dopo ha inizio la strada asfaltata che costeggia il cimitero e in breve raggiunge la chiesa di Cardoso.
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