RIFLESSIONI SULLA MALATTIA E LA CURA

“Sto scoprendo quanto importante sia uno stato d’animo delicatissimo e prodigioso, che non viene nominato nei libri di medicina ma è il senso di tutto: la speranza”

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Segnalazione del libro di Carlo Alberto Clerici e Tullio Proserpio,
La spiritualità nella cura. Dialoghi tra clinica, psicologia e pastorale, Ed. San Paolo, 2022, pp. 208, € 18, a cura di Giulia Ichino, impegnata nell’assistenza del suo figlio primogenito, cui nell’autunno scorso è stato diagnosticato e asportato d’urgenza un tumore cerebrale; il commento è stato da lei postato su Instagram il 15 marzo 2022 – Della stessa G.I. è online su questo sito una intervista a la Repubblica del 12 maggio 2020 e il post del 7 febbraio 2013, Qualche volta accade, persino in Italia, che conti il merito e non il nepotismo 

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Nella nuova vita che, da qualche mese, è toccata in sorte al nostro bimbo e a tutta la famiglia incontriamo ogni giorno persone che “fanno arretrare le frontiere dell’impossibile” – come scriveva uno dei padri dell’oncologia in Italia, Gianni Bonadonna.
In questa nuova vita stiamo imparando tantissime cose. Quanto sciocca e inconsistente sia l’idea che una vita piena sia una vita in cui non è presente la malattia, con le sue pene e le sue angosce. Quanto per converso dannoso sia il “dolorismo” (parola che ho appena appreso!) che vede nobiltà nella sofferenza. E, soprattutto, quanto centrale sia uno stato d’animo delicatissimo e prodigioso, che non viene nominato nei libri di medicina ma è il senso di tutto: la speranza.
Tra pochi giorni rientriamo in reparto, dove troveremo tra i compagni di strada anche tanti bambini ucraini accolti con ammirevole efficienza e generosità nei nostri ospedali, dal nostro personale medico che non ha tregua né riconoscimenti ma offre cure e, appunto, speranza nonostante tutto.
Proprio nel reparto dell’Istituto dei Tumori ho avuto il dono di conoscere i due autori – uno psicologo e un cappellano – di questo libro ricchissimo, che spazia dalla storia della psichiatria in Italia a quella della sofferenza e della penitenza fisica in seno al Cristianesimo a quella dell’Aids, che ragiona sui pazienti divenuti “clienti” di ospedali-azienda e sul bisogno primario, radicale, di condivisione e di fiducia che alberga nel cuore di chi SI CURA ma anche di chi CURA.
È un libro – che in questo mi ha felicemente sorpreso, lo confesso – percorso da un vento fresco di laicità e di capacità di mettere in dubbio ogni certezza e pratica acquisita: un libro nella migliore tradizione ambrosiana di Carlo Maria Martini, presenza importante tra le righe. Eppure mi piace chiudere questa mia piccola testimonianza di lettura con parole di papa Francesco che ho trovato nel testo: vorrei essere tra coloro che sono capaci “di accogliere le delusioni senza disperarsi, di scendere nella notte senza essere invasi dal buio”.

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