NOI SIAMO CHIESA: IL CROCIFISSO DEVE ESSERE SOLO UN SIMBOLO DELLA FEDE, NON UN SIMBOLO DELL’IDENTITA’ E DELLA CULTURA NAZIONALE, CIO’ CHE CONTRADDICE LO SPIRITO DELLA COSTITUZIONE E DELLO STESSO CONCORDATO – INSIEME A TANTI CATTOLICI CHE SI RICHIAMANO AL CONCILIO, SIAMO CONTRO LA CAMPAGNA DEL GOVERNO E DEL VATICANO PER RIFORMARE LA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO DEL 3 NOVEMBRE 2009
Documento di Noi Siamo Chiesa, Roma 22 giugno 2010 – Sullo stesso tema v. anche il mio intervento al Senato del 4 novembre 2009
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IL COORDINATORE PER L’ITALIA DEL MOVIMENTO PER UNA RIFORMA ECCLESIALE “NOI SIAMO CHIESA”, CONCORDA CON LA MIA POSIZIONE SULLA QUESTIONE DEL CROCIFISSO NEGLI EDIFICI PUBBLICI
Lettera pervenuta il 24 maggio 2010 – V. in proposito il mio intervento in Senato dello scorso novembre
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RAGIONE POLITICA, RAGIONE INTELLETTUALE O SCIENTIFICA, RAGIONE ETICA, NELLA TENSIONE AL BENE COMUNE: RIFLESSIONI RILEGGENDO BONHOEFFER
Un capitolo di Resistenza e Resa di Dietrich Bonhoeffer è dedicato a questo tema, cruciale sia per chi si impegna nel lavoro politico in un sistema democratico, sia per chi si trova, come lo stesso D.B. si è trovato, a lottare contro una feroce dittatura. In democrazia la buona politica richiede il consenso a breve termine (il “successo”), indipendentemente dal valore intrinseco delle scelte compiute; quando invece si tratta di resistenza a un regime dittatoriale, conta principalmente di quanto si accelera la fine della tirannia. Dove il “vero”, il “buono” e ciò che è storicamente efficace divergono, qual è la scelta giusta? La tabella che segue si propone di schematizzare il dramma di cui parla il grande teologo protestante, che per aver tradotto in comportamenti politici le proprie convinzioni religiose ha sofferto il carcere e poi l’impiccagione, nell’inferno di Flossemburg, nel 1943. Con riflessi evidenti sul tema della intrinseca laicità delle scelte politiche del credente – Pasqua 2010
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ANCHE MOLTISSIMI LAICI, COME I CATTOLICI, VOGLIONO COMBATTERE LA PIAGA DELL’ABORTO, OBIETTIVO CENTRALE DELLA LEGGE 194; MA IL PROIBIZIONISMO NON RIDUCE IL FENOMENO E RAFFORZA IL POTERE CRIMINALE: LA VERA STRADA E’ QUELLA DELLA PREVENZIONE, ATTRAVERSO UNA SEMPRE PIU’ LARGA INFORMAZIONE SUI METODI ANTICONCEZIONALI
Articolo di Umberto Veronesi pubblicato sul Corriere della Sera del 24 marzo 2010
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“LA TUA POSIZIONE E’ INECCEPIBILE, MA ARIDA, ISPIRATA A UNA FILOSOFIA RADICAL-ILLUMINISTA: NON TIENE CONTO DELLA STORIA E DEL VISSUTO QUOTIDIANO DELLA NAZIONE ITALIANA NELL’ULTIMO SECOLO”
Lettera di Lucio D’Ubaldo, senatore del PD, 4 novembre 2009, in risposta al mio intervento in Aula dello stesso giorno. Segue la mia risposta.
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L’USO DEL SEGNO DEL CRISTIANESIMO COME SIMBOLO DI UNA NAZIONE O DELLA SUA CULTURA, DA PARTE DI UN CREDENTE E’ UNA VIOLAZIONE DEL PRIMO COMANDAMENTO; DA PARTE DELLO STATO E’ UNA APPROPRIAZIONE INDEBITA. CHIEDO CHE ESSO CESSI, PER RISPETTO DEI CRISTIANI PRIMA ANCORA CHE DEI NON CRISTIANI
Intervento svolto al Senato, nella seduta antimeridiana del 4 novembre 2009. In argomento v. anche la presa di posizione del gruppo “Noi siamo Chiesa” e articolo di Giovanni Bachelet pubblicato su Avvenire del 29 giugno 2010
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COME MICHELE SALVATI, ANCH’IO IN QUESTO CONGRESSO DOVREI COLLOCARMI – PER COSI’ DIRE “NATURALMENTE” – DALLA PARTE DELL’ATTUALE SEGRETARIO DEL PD. MA MI TRATTENGONO DA QUESTA SCELTA DUE CONTRADDIZIONI IRRISOLTE TRA L’IDEA DI PARTITO CHE E’ ALL’ORIGINE DELLA SUA MOZIONE E IL MODO IN CUI EGLI AFFRONTA CONCRETAMENTE DUE QUESTIONI DI RILIEVO NIENTE AFFATTO SECONDARIO. NON MI SEMBRA, INVECE (ED E’ UN OTTIMO SEGNO) CHE IL CRITERIO DELLA LAICITA’ POSSA FAVORIRE L’UNO O L’ALTRO FRA I TRE CANDIDATI
Con il documento che segue (6 settembre 2009) Michele Salvati – a buon diritto considerato tra i padri del Partito Democratico – indica i motivi della propria scelta congressuale per la mozione Franceschini. Seguono alcune mie osservazioni critiche in proposito, una interessante replica dello stesso Salvati e una lettera di Lanfranco Turci, dal tono pessimistico, con la mia risposta.
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E’ GIUSTO CHE IL MAGISTERO ECCLESIASTICO NON RICONOSCA I PROPRI DEBITI NEI CONFRONTI DEL MONDO NON CATTOLICO?
Lettera pervenuta il 25 luglio 2009 – Segue la mia risposta
Caro Senatore,
del suo commento alla Caritas in Veritate non mi convince – e mi pare, francamente, ingeneroso ‑ l’invito al Papa a citare la letteratura economica o sociologica a cui fa riferimento.
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IL CONFRONTO A DISTANZA TRA DOTTRINA SOCIALE DEL MAGISTERO CATTOLICO E SCIENZE SOCIALI, CHE SI ESPRIME IN QUESTA GRANDE ENCICLICA, ILLUMINA IL MONDO DEL LAVORO E DELLE RELAZIONI ECONOMICHE. GIOVEREBBE TUTTAVIA ALLA TRASPARENZA DI QUESTO CONFRONTO L’ESPLICITAZIONE DEGLI STUDI PIU’ RILEVANTI CUI DI VOLTA IN VOLTA IL DISCORSO DEL PAPA ATTINGE O SI RIFERISCE, PER SOTTOLINEARE AL TEMPO STESSO L’APERTURA E L’AUTONOMIA RECIPROCA TRA LE DUE VOCI
Commento all’Enciclica Caritas in Veritate di Benedetto XVI, in corso di pubblicazione sul Corriere delle Opere, mensile della Compagnia delle Opere, agosto 2009
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DALLE FREQUENZE DI UNA RADIO RELIGIOSA UN PREDICATORE DISPENSA ALLE PERSONE CHE TELEFONANO INDICAZIONI E CONSIGLI SPIRITUALI TRATTI DIRETTAMENTE DALLE SCRITTURE. QUALCHE TEMPO FA, IN UNA DELLE RISPOSTE AGLI ASCOLTATORI, HA AFFERMATO CHE L’OMOSESSUALITA’ – COME SI LEGGE NELLA BIBBIA (LEVITICO, 18, 22) – E’ UN ABOMINIO E NON PUO’ ESSERE TOLLERATA IN ALCUN CASO. UN ASCOLTATORE GLI HA SCRITTO PER CHIEDERE LUMI SU ALCUNI ALTRI PROBLEMI DI VITA VISSUTA
Lettera del 16 maggio 2009. Segue una precisazione filologica sulla fonte dello scritto
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