SENTENZE ANOMALE IN TEMA DI LICENZIAMENTO

RACCOLTA DEI PARADOSSI, STORTURE E APORIE IN CUI INCORRE UNA GIURISPRUDENZA ANCORA LEGATA ALL’IDEA DELLA JOB PROPERTY, O A QUELLA PER CUI LA PERDITA DEL POSTO COSTITUISCE UNA SORTA DI “PENA DI MORTE”

Articoli, studi e documenti in tema di applicazione giudiziale ed effetti dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Il postino-ladro, le Poste sbadate e il giudice iper-formalista, commento alla sentenza del Tribunale di Chieti che ha reintegrato nel posto di lavoro il dipendente delle Poste condannato in sede penale per avere sottratto 14.500 euro, per avere la datrice di lavoro atteso la sentenza penale per procedere al licenziamento (articolo pubblicato sul quotidiano La Notizia il 21 settembre 2017)

A che cosa serve la riforma dei licenziamenti, commento alla sentenza del Tribunale di Massa n. 978/2016 su di un caso di frode ai danni del datore di lavoro finalizzata all’abuso dei permessi di cui alla legge n. 104/1992, ritenuta dal giudice non sufficiente a giustificare il licenziamento (editoriale telegrafico per la Nwsl n. 425, 2o febbraio 2017)

Non è furto se si consuma la refurtiva in loco, commento alla sentenza della Corte di Cassazione 20 gennaio 2015 n. 854

La trasmissione di Milena Gabanelli sulle sentenze pazze in tema di licenziamenti, video della trasmissione Report, su Rai 3, del 29 novembre 2015

L’imprenditore obbligato a tenere in azienda chi lo tradisce: articolo pubblicato dal quotidiano L’Unione Sarda l’8 aprile 2015

Davvero frodare l’azienda, se non è abituale, non giustifica il licenziamento?, editoriale telegrafico per la Nwsl n. 318, 8 novembre 2014

Il ragionevole dubbio sulla colpa e la ragionevole sfiducia che ne consegue, nota (non troppo) tecnica per la Nwsl n. 314, 3 ottobre 2014

È “giusto” o no licenziare il centralinista monoglotta?, editoriale telegrafico per la Nwsl n. 313, del 28 settembre 2014

La fine del regime di job property, articolo pubblicato sul mensile Mondoperaio, n. 9, settembre 2014, contenente una storia della norma e delle vicende della sua riforma

Nessuna nostalgia per il vecchio articolo 18,  capitolo a cura di Andrea Del Re, avvocato in Firenze, tratto dal libro Art. 18: la reintegrazione al lavoro, a cura di Bornengo e Orazi, edito da Esculapio, Bologna, luglio 2012

Le questioni aperte in materia di licenziamento per motivo oggettivo, intervento alle giornate di studio dell’Associazione Italiana di Diritto del Lavoro svoltesi a Venezia, 25 maggio 2007, pubblicato anche in Argomenti di diritto del lavoro, 2007, pp. 884-889

La Corte costituzionale e la discrezionalità del legislatore ordinario in materia di licenziamenti, saggio pubblicato in Diritto del lavoro e Corte costituzionale, volume celebrativo del LX anniversario della Corte costituzionale, curato da Renato Scognamiglio (Edizioni Scientifiche Italiane, 2007), nonché nella Rivista italiana di diritto del lavoro, 2007, I, pp. 353-374

Quando l’articolo 18 mette a repentaglio i posti di lavoro, lettera di una piccola imprenditrice sulla sua odissea giudiziaria e la catastrofe conseguitane per la sua azienda, pubblicata sulla Rivista italiana di diritto del lavoro (2003, III, pp. 185-186), poi ripresa dal Corriere della Sera, 7 agosto 2003

Sulla nozione di giustificato motivo oggettivo di licenziamento, saggio pubblicato sulla Rivista italiana di diritto del lavoro, 2002, I, pp. 473-504, che anticipa parzialmente il capitolo XVI, sul tema dei licenziamenti, del vol. III del trattato Il contratto di lavoro, Giuffrè, 2003

Appunti sulla nozione di giustificato motivo di licenziamento, articolo pubblicato sulla Rivista Italiana di Diritto del Lavoro, 1999, III, pp. 3-10

Il lavoro e il mercato – Per un diritto del lavoro maggiorenne, Mondadori, 1996 (il libro è ormai fuori commercio, ma il link rimanda all’archivio dei miei scritti, dove il testo è disponibile on line): il quinto capitolo del libro è particolarmente dedicato alla questione della disciplina dei licenziamenti e a una proposta di sostituzione del vecchio modello con qualche cosa di molto simile a quello che oggi chiamiamo “contratto a protezione crescente”

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