UNA PROPOSTA: FLESSIBILIZZIAMO, PARIFICANDOLO, IL LIMITE DI ETA’ PER IL PENSIONAMENTO DI DONNE E UOMINI; AL TEMPO STESSO UTILIZZIAMO I RISPARMI CHE NE CONSEGUIRANNO PER RAFFORZARE E INCENTIVARE IL LAVORO FEMMINILE
Questa è la risposta in forma di lettera aperta – in corso di pubblicazione su la Repubblica del 28 ottobre 2008 – di un gruppo di parlamentari e di studiosi ed esperti in materia di welfare all’invito del ministro Sacconi per la discussione sul suo Libro verde, pubblicato nella primavera scorsa.
Signor Ministro, nelle 25 pagine del suo Libro Verde “La vita buona nella società attiva”, ci sono delle grandi assenti: le donne. Se è vero ‑ come lei scrive – che “vita buona” può esserci in una società attiva, ci chiediamo come possa sfuggire che in Italia le cifre più allarmanti su servizi di assistenza all’infanzia e sul mercato del lavoro riguardino proprio una parte importantissima della popolazione, quella femminile.
Continua…
COME SI LOTTA DAVVERO PER RENDERE LA SCUOLA PIU’ CAPACE DI ADEMPIERE LA SUA MISSIONE
Articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 16 novembre 1997
Continua…
L’OBBLIGO DI COMUNICARE PREVENTIVAMENTE AL DATORE DI LAVORO L’ADESIONE INDIVIDUALE ALL’AGITAZIONE SAREBBE GIA’ AGEVOLMENTE DESUMIBILE DALLA LEGGE SULLO SCIOPERO NEI SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI
Articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 21 luglio 2000
Lo sciopero dei trasporti pubblici milanesi di mercoledì ha riproposto una domanda che da tempo l’uomo della strada si pone: è mai possibile che di fronte alla proclamazione di uno sciopero da parte di una organizzazione sindacale, quale che essa sia, l’azienda che gestisce il servizio non sia in grado di prevedere e comunicare per tempo agli utenti quali mezzi funzioneranno e quali no? La legge stabilisce che lo sciopero deve essere proclamato dall’organizzazione sindacale con un congruo preavviso, in modo che l’azienda possa informarne per tempo gli utenti; ma la stessa legge non dice che anche i singoli lavoratori debbano comunicare all’azienda con congruo preavviso se aderiranno a quello sciopero oppure no. È potuto accadere, così, che una organizzazione minoritaria (lo Slai-Cobas, cui aderisce soltanto l’11% dei dipendenti dell’ATM) proclamasse uno sciopero non voluto dalle confederazioni maggiori, ma che a quello sciopero aderisse poi la maggioranza dei lavoratori, con il risultato di prendere alla sprovvista l’azienda e gli utenti. Continua…
PER DIFENDERE L’AUTONOMIA COLLETTIVA DALL’INGERENZA DELLO STATO OCCORRE UN SISTEMA DI RELAZIONI INDUSTRIALI FORTE, CAPACE DI PRODURRE BUONI ACCORDI NEI TEMPI NECESSARI. FINORA NON SEMBRA IL NOSTRO CASO
Articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 17 ottobre 2008
Al Governo che intende intervenire con una legge sullo sciopero la Cgil contrappone il suo ormai consueto secco “no”, mentre Cisl e Uil temperano il loro rifiuto in un “ni”. Ma se l’una e le altre volessero, il modo per impedire l’intervento legislativo lo avrebbero, ed efficacissimo: basterebbe che fossero loro a regolare incisivamente la materia nell’accordo interconfederale con le associazioni imprenditoriali, il cui negoziato langue da mesi. Anzi, avrebbero già dovuto averlo fatto molti anni fa: non perché tirate per i capelli, ma di propria iniziativa e nel proprio prioritario interesse. Vediamo perché. Continua…
NELLA SOCIETA’ DELL’INFORMAZIONE NON VINCE CHI PRENDE LA CITTADINANZA IN OSTAGGIO, MA CHI NE CONQUISTA IL CONSENSO
Articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 30 gennaio 2002
Oggi sciopero generale, dell’industria e dei servizi; ma non è la stessa cosa quando a scioperare sono gli operai di una fabbrica e quando a farlo sono i conducenti di tram e autobus. Continua…
E’ COMPITO DELLA BUONA POLITICA FAR NASCERE E RAFFORZARE LA “CLASSE MEDIA”
Una mia recensione in corso di pubblicazione sul n. 4/2008 della Rivista italiana di diritto del lavoro
L’ultimo libro del grande economista statunitense insignito nei giorni scorsi del premio Nobel, The Conscience of a Liberal (New York-Londra, Norton, 2007, pp. 296, $ 25,95, ora disponibile anche in traduzione italiana: Bari, Laterza, 2008) muove dalla constatazione di un fenomeno ben noto alle scienze sociali, i cui riflessi sull’effettività del diritto del lavoro abbiamo recentemente discusso in questo sito: l’enorme aumento delle disuguaglianze nei redditi di lavoro e nella ricchezza verificatosi negli ultimi tre decenni rispetto alla situazione degli anni ’50, ’60 e ’70, la polarizzazione del mercato del lavoro fra lavoratori molto forti e lavoratori molto deboli, con il progressivo assottigliamento delle file della classe media (primo capitolo: “come eravamo”).
Continua…
APPUNTI SU STATO E MERCATO, IN MARGINE ALLA GRANDE CRISI
Saranno pubblicati sul Magazine del Corriere della Sera del 16 ottobre 2008
1. ‑ Quando la casa brucia, prima spegni l’incendio; solo dopo cerca chi lo ha causato. ‑ 2. Se è la casa del tuo vicino che brucia, ti conviene aiutarlo a spegnere l’incendio anche se per questo non sarai pagato. ‑ 3. Quando va a fuoco la casa, persino il liberista più incallito è contento che arrivino i pompieri dello Stato a sirene spiegate. – 4. Finito il loro lavoro i bravi pompieri lasciano il campo. – 5. Dopo l’incendio, però, anche il liberista più incallito accetta volentieri regole di sicurezza più rigorose, e che i pompieri ne controllino severamente il rispetto.
IL MERCATO CONCORRENZIALE E’ UNA FORMA DI ORGANIZZAZIONE DELL’ECONOMIA MOLTO SOFISTICATA (E VULNERABILE), CUI SI ARRIVA AL CULMINE DI UN’EVOLUZIONE PLURIMILLENARIA
Articolo che uscirà su il Riformista il 13 ottobre 2008
All’origine c’era l’economia agricola di sussistenza; nel medioevo l’economia curtense; poi, con la prima rivoluzione industriale, i grandi mercati monopolistici, seguiti dai sistemi keynesiani ad alta partecipazione statale nell’industria e nelle banche. Un mercato veramente concorrenziale non esiste “allo stato di natura”: ci si arriva solo al culmine di questa evoluzione. Continua…
GLI OSTACOLI ALL’ACCORDO SULLA RIFORMA DELLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA SONO SUPERABILI. E, IN QUESTO MOMENTO DI CRISI GRAVE, SUPERARLI E’ NECESSARIO
Articolo pubblicato su la Repubblica del 5 ottobre 2008
Un sistema di relazioni sindacali che funziona bene è un grande gioco a somma positiva. Esso, producendo accordo e cooperazione, consente che si ingrandisca la “torta” da spartire; e la distribuisce in modo che tutti ci guadagnino. Nel momento attuale di gravissima crisi economica e finanziaria mondiale, il nostro Paese – già da tempo in affanno – avrebbe un estremo bisogno di attivare questo gioco a somma positiva. Ecco perché non possiamo rassegnarci al collasso del sistema di relazioni sindacali, che invece conseguirebbe a un fallimento del negoziato in corso tra Confindustria e confederazioni sindacali maggiori. Continua…
APPUNTI SUL DIFFICILE NEGOZIATO PER LA RIFORMA DELLA STRUTTURA DELLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA
Articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 30 settembre 2008
Una parte della Cgil è convinta che sia sbagliato proprio l’obiettivo di fondo della trattativa aperta nel maggio scorso dai sindacati confederali con la Confindustria: cioè l’aumento del ruolo della contrattazione aziendale, per legare la retribuzione all’andamento dell’impresa, con corrispondente riduzione del salario negoziato al livello centrale. Così stando le cose, qualsiasi accordo venga raggiunto con questo negoziato, esso sembra destinato a essere considerato da quella corrente sindacale come una sconfitta. Per evitare la spaccatura, la segreteria della Cgil è andata alla trattativa indicando questo obiettivo: aumentare il ruolo della contrattazione aziendale, senza però ridurre il ruolo del contratto collettivo nazionale, che anzi va difeso. Ma, finché la torta da spartire non aumenta, come si fa a dare più spazio alla contrattazione aziendale, se non a spese di quella nazionale? Continua…