LA MIA RELAZIONE SUL DECRETO ATTUATIVO IN MATERIA DI CASSA INTEGRAZIONE

UN DECRETO SCRITTO BENE, CHE VA INTEGRATO CON UNA NORMA SEMPLICE E CHIARA DI DISCIPLINA CIVILISTICA GENERALE DELLA SOSPENSIONE DEL LAVORO – RESTA INADEMPIUTA LA DELEGA IN MATERIA DI RIDUZIONE DEL CONTRIBUTO CON CUI LA CIG SI FINANZIA – LA QUESTIONE DEI CONTRATTI DI SOLIDARIETÀ C.D. “ESPANSIVI”

La relazione che ho svolto il 25 giugno 2015 sullo schema di decreto attuativo della legge n. 183/2014 in materia di Cassa integrazione (A.G. n. 179/2015) – È disponibile su questo sito il testo di questo schema di decreto; ivi il link ai testi degli altri decreti già emanati e schemi di decreti attualmente all’esame del Parlamento Continua…

QUESTION TIME SU CONTRATTO DI RICOLLOCAZIONE E ACTIVE AGEING

LE RISPOSTE DEL MINISTRO IN SENATO SU DUE QUESTIONI CRUCIALI IN MATERIA DI LAVORO E DI WELFARE

Estratto dal resoconto stenografico della sessione pomeridiana del Senato del 9 aprile 2015, nella quale si è svolto il question time con il ministro Giuliano Poletti Continua…

CONTRO L’OSCURANTISMO E L’INTOLLERANZA VIOLENTA

CELEBRIAMO IL TREDICESIMO ANNIVERSARIO DELL’ASSASSINIO DI MARCO BIAGI NEL GIORNO IN CUI PIANGIAMO ANCHE LE VENTI VITTIME DEL TERRORISMO A TUNISI: LA MALATTIA DA CUI STIAMO GUARENDO CI ASSEDIA AI NOSTRI CONFINI

Signor Presidente, Colleghi, è certo un caso, ma non un caso privo di significato, che oggi ci accada di riflettere sulla vicenda di Marco Biagi, che riassume la vicenda di un Paese malato di faziosità e intolleranza, nel giorno in cui piangiamo le venti vittime di un episodio se possibile ancora più grave di oscurantismo violento nei confronti di idee altrui e altrui cultura: a Tunisi ieri non si è compiuto soltanto un ennesimo atto della guerra civile che strazia il mondo islamico, ma anche un atto di intolleranza violenta, omicida, compiuto in un tempio della cultura per colpire un patrimonio dell’intera umanità.

L’analogia con la vicenda di Marco Biagi sta in questo: a ucciderlo fu, certo, soltanto la mano assassina dei terroristi; ma a fare di lui il bersaglio della violenza assassina fu uno scontro politico durissimo sulle questioni del lavoro, frutto di clima dominato dall’intolleranza e dalla faziosità. Dobbiamo anche al suo sacrificio se il Paese sta guarendo da quella malattia mortale. Anche se ora quella malattia ci assedia ai nostri confini.

La faziosità non necessita della mala fede, anche se a questa talvolta si accompagna: la faziosità è essenzialmente figlia della paura. Così come, di fronte a un nemico alieno col quale non c’è modo di comunicare, la paura ci spinge a cercare soltanto di sparargli per primi, allo stesso modo, di fronte a ragionamenti che sconvolgono il nostro modo di pensare proviamo la tentazione di squalificare preventivamente chi li propone per chiudere il dibattito prima ancora che esso si apra. È la tecnica del tabù, del “cordone sanitario”, contro la quale non c’è ragionamento efficace. Per superare quella barriera, le argomentazioni raffinate servono poco o nulla: l’arma più efficace è una testimonianza di disinteresse personale e di spirito di servizio – e di sacrificio – che induca gli interlocutori a comprendere intuitivamente la necessità del confronto. È questa la testimonianza che Marco ha dato al massimo grado. Ed è questo il contributo decisivo che egli ha dato non solo a disincagliare la cultura del lavoro del nostro Paese dalle secche di un oscurantismo molto dannoso, ma anche a svelenire una dialettica politica intossicata dalla faziosità di cui ho detto prima.

Tanto forte è stata questa sua testimonianza – spinta fino al punto di mettere consapevolmente a rischio la sua vita anche quando ogni difesa gli era stata colpevolmente tolta -, che, dopo la sua morte, squalificare la sua persona non è più stato possibile. È stato qui che si è assistito a un capitolo nuovo nella fenomenologia della faziosità: dal momento che non era più possibile squalificare lui, si è tentato di separare da lui la sua opera, negando che fosse opera sua. Quante volte, e da quanti esponenti anche eminenti dell’establishment politico e accademico, abbiamo sentito dire in questi anni: “Marco Biagi era persona troppo intelligente, colta e per bene per poter scrivere quella legge”! E quanti, pur senza pronunciare questa frase – che oltraggiosamente implica la squalifica totale di quella riforma sul piano dell’intelligenza, della cultura e dell’onestà morale -, ancora oggi tentano sostanzialmente proprio questa operazione, rifiutando di chiamare col suo nome la legge che lui ha scritto di suo pugno (la chiamano “legge 30”), per paura che l’ammirazione o anche solo il rispetto suscitati dalla sua straordinaria testimonianza possano indurre la gente a guardare senza pregiudizi ai contenuti e agli effetti di quanto lui ha elaborato e proposto!

Ma il tempo è galantuomo: oggi tutti sono costretti a riconoscere che quella legge – accusata inconsultamente di essere la causa della diffusione del precariato – in realtà non ha istituito alcun rapporto di lavoro precario che non esistesse già, magari con un nome diverso, e ne ha semmai imposto una disciplina più compiuta, per certi aspetti persino più restrittiva rispetto all’ordinamento precedente.

Se un difetto aveva, quella legge, era semmai quello di limitare l’intervento riformatore ai margini del diritto del lavoro, senza toccarne il cuore, la regola di job property che è per sua natura creatrice di una divisione profonda tra core workers e peripheral workers. Ma quel difetto non era certo conseguenza di una timidezza nell’approccio riformatore dell’estensore della legge, bensì delle barricate erette dai suoi oppositori.

Va detto tuttavia che la parte essenziale dell’eredità intellettuale che Marco Biagi ci ha lasciato non sta tanto in questa o quella scelta contingente di politica del lavoro, quanto nell’affermazione di un metodo nuovo per l’impostazione stessa del dibattito di politica del lavoro: un metodo fondato, in primo luogo sul confronto tra diritto, economia e sociologia; ma fondato soprattutto sulla comparazione internazionale. Fu proprio la comparazione che gli consentì di utilizzare il confronto con gli altri Paesi, e in particolare con quelli più avanzati del nostro per quanto riguarda il buon funzionamento del mercato del lavoro, per la progettazione delle riforme a cui ha dedicato tanta parte della sua vita. Quante volte, e con quanta ragione, Marco se la prendeva con coloro che snobbavano sistematicamente il confronto con le esperienze straniere sostenendo che “l’Italia è diversa”, “in Italia non si può”, “in Italia le misure che funzionano bene oltr’Alpe non possono funzionare”: un alibi diffusamente utilizzato da destra e da sinistra per non mettere in discussione tante cose che funzionano male, tante posizioni di rendita, tanti radicatissimi conservatorismi.

Oggi, a tredici anni dal suo martirio (uso il termine anche e soprattutto nel suo significato originario di testimonianza) è tempo che tutto l’arco delle forze politiche gli riconosca la paternità della legge che dalle sue idee è nata (non certo per farne un nuovo tabù: Marco stesso lo considererebbe una sciocchezza imperdonabile). Gli è dovuto da tutto l’arco delle forze politiche il riconoscimento che quella legge è il frutto genuino dello studio e del lavoro di una persona animata soltanto dal desiderio di servire il suo Paese, di accelerarne il progresso civile, convinta che questo progresso si misura essenzialmente sul benessere e sulla sicurezza che il Paese sa garantire ai più deboli, agli outsiders, agli ultimi della fila, e non soltanto agli insiders, ai lavoratori regolari stabili.

Discutere di quelle idee con rispetto, respingendo ogni tentazione di chiusura preventiva del dibattito, è un dovere civile e morale per chiunque abbia a cuore il progresso sociale e la stessa democrazia. La battaglia contro il terrorismo si vince anche in questo modo.

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IL PARERE DEL SENATO SUL DECRETO-LAVORO

UNA SERIE DI RILIEVI TECNICI MOLTO PRECISI E UTILI PER IL PERFEZIONAMENTO DEL TESTO LEGISLATIVO, CON UN EMENDAMENTO AGGIUNTIVO CHE SAREBBE STATO MEGLIO EVITARE – E LA MIA DICHIARAZIONE DI VOTO IN PROPOSITO

Parere approvato l’11 febbraio 2015 dalla Commissione Lavoro del Senato sullo schema di decreto legislativo n. 134/2015 presentato dal Governo al Parlamento, in attuazione di una delle deleghe contenute nella legge 10 dicembre 2014 n. 183 – In appendice l’emendamento aggiuntivo approvato dalla Commissione e la mia dichiarazione di voto Continua…

GIORNO DELLA MEMORIA: TUTTA EUROPA È RESPONSABILE DELLA STRAGE

L’IMMANE MASSACRO NON SAREBBE STATO POSSIBILE SE LA FURIA NAZISTA NON AVESSE TROVATO TERRENO FERTILE DI COLLABORAZIONE DA PARTE DELLE ISTITUZIONI E DELLE POPOLAZIONI DEI PAESI OCCUPATI

Intervento svolto in Senato nella sessione pomeridiana del 27 gennaio, per la celebrazione del Giorno della Memoria Continua…

LA MIA REPLICA ALLA DISCUSSIONE GENERALE SUL JOBS ACT

NON C’È LEGGE, CONTRATTO COLLETTIVO, GIUDICE, ISPETTORE, AVVOCATO O SINDACALISTA CHE POSSA ASSICURARE DIGNITÀ E LIBERTÀ  A CHI LAVORA MEGLIO DELLA POSSIBILITÀ DI ANDARSENE DA UN POSTO DOVE SI È TRATTATI MALE PERCHÉ SI DISPONE DI UN POSTO DOVE SI È TRATTATI MEGLIO

Replica al termine della discussione generale sul disegno di legge-delega n. 1428-B/2014, nel corso della sessione antimeridiana del Senato del 3 dicembre 2014 – Segue la replica del ministro del Lavoro Giuliano PolettiÈ disponibile su questo sito anche la relazione introduttiva della discussione in Senato, svolta il giorno precedenteche Continua…

RELAZIONE AL SENATO SUL JOBS ACT

IL PASSAGGIO DA UN REGIME FONDATO SUL PRINCIPIO DELLA JOB PROPERTY A UNO ISPIRATO AL MODELLO EUROPEO DELLA FLEXSECURITY

Relazione svolta al Senato nella sessione plenaria pomeridiana del 2 dicembre 2014 – Sono on line anche la replica alla discussione finale, svolta il giorno successivo, e la relazione svolta il 26 novembre alla Commissione Lavoro del Senato Continua…

RELAZIONE ALLA COMMISSIONE LAVORO DEL SENATO SUL DISEGNO DI LEGGE-DELEGA

IL PASSAGGIO A UN NUOVO ORDINAMENTO DEL LAVORO TENDENTE ALL’UNIVERSALITÀ, FONDATO SUI PRINCIPI DELLA FLEXSECURITY – LE PRECISAZIONI DEL DISEGNO DI RIFORMA RISULTANTI DALLE MODIFICHE APPORTATE AL TESTO DI LEGGE DALLA CAMERA

Testo della relazione svolta davanti alla Commissione Lavoro del Senato il 26 novembre 2014, per l’avvio dell’esame in terza lettura del disegno di legge n. 1428-B/2014 Continua…

RELAZIONE E PARERE DELLA COMMISSIONE LAVORO SUL DDL-DELEGA IN MATERIA DI AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

UN INTERVENTO COMPLESSIVAMENTE INCISIVO E COERENTE, CHE TUTTAVIA NECESSITA DI ALCUNE INTEGRAZIONI E UNA MESSA A PUNTO PER CIÒ CHE RIGUARDA LA RESPONSABILITÀ DEI DIRIGENTI SUL PIANO DISCIPLINARE E SU QUELLO DEL RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI, CUI DEVE ESSERE SUBORDINATO IL MANTENIMENTO DELL’INCARICO DIRETTIVO

Parere approvato dalla Commissione Lavoro del Senato in sede consultiva il 22 ottobre 2014, che fa seguito alla mia relazione introduttiva del dibattito nella stessa Commissione, da me svolta il giorno precedente (qui riportata in coda al parere) Continua…

IL SENSO DEL JOBS ACT NELLA DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DI GIANLUCA SUSTA

IL PASSAGGIO DA UN REGIME DI JOB PROPERTY A  UNO ISPIRATO AL PRINCIPIO DELLA FLEXSECURITY E AL TEMPO STESSO AL PRINCIPIO DELLA PIU’ ESTESA CONTENDIBILITA’ DEI RUOLI, SIA NEL SETTORE PRIVATO SIA IN QUELLO PUBBLICO

La dichiarazione di voto di Gianluca Susta, capogruppo dei senatori SC, nella sessione pomeridiana del Senato dell’8 ottobre 2014

Continua…

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